Sono 5 promesse della scienza rosa in salsa tricolore: la piu’ giovane ha 27 anni e tre si sono formate in atenei del Centro-Sud. Sono state scelte fra 300 ricercatrici del Belpaese. E’ il ritratto delle scienziate under 35 che si sono aggiudicate quest’anno le borse di studio da 15 mila euro l’una del programma ‘L’Ore’al Italia per le donne e la scienza’. Con l’edizione di quest’anno – la dodicesima – arrivano a quota 60 le italiane premiate dall’avvio del progetto nell’ottobre del 2002, in collaborazione con la Commissione nazionale italiana per l’Unesco. Camici rosa con un progetto di ricerca nel campo delle Scienze della vita e l’aspirazione di lasciare un segno nel mondo della scienza. Come ogni anno, le vincitrici del premio sono state selezionate da una giuria di nomi ‘illustri’, presieduta dall’oncologo Umberto Veronesi e gli assegni sono stati loro consegnati durante una cerimonia all’universita’ Statale di Milano. I loro studi spaziano dalle Scienze naturali alla Medicina, con obiettivi ambiziosi. Come quello di Sarah Caronni, 35 anni dell’universita’ degli Studi di Pavia, che si spende per la salvaguardia del Mediterraneo. La scienziata ha sempre cercato autonomamente i fondi per le sue ricerche. Il suo chiodo fisso: l’invasione delle alghe ‘aliene’ che insidia il nostro mare. In particolare la Chrysophaeum taylorii, “microalga che sta creando seri problemi agli organismi marini autoctoni, alla pesca e al turismo delle nostre coste”. L’esperimento che ha in mente per studiarne gli effetti sara’ condotto anche in un maxi ‘laboratorio a cielo aperto’: l’area marina protetta Tavolara Punta Coda Cavallo, in Sardegna. Dalle alghe aliene agli occhiali ‘bionici’ per la riabilitazione delle paralisi facciali, progetto firmato da Alice Frigerio, 34 anni, della Statale di Milano. Ogni anno, spiega, circa lo 0,3% della popolazione e’ colpito da una paralisi facciale (che si risolve spontaneamente in circa l’80% dei casi). Frigerio lavora a un paio di occhiali connessi a un piccolo hardware portatile e sta progettando un’interfaccia neurale in grado di registrare i movimenti del lato sano del volto e di evocarli in tempo reale nel lato paralizzato mediante l’elettrostimolazione nervosa. Le tecnologie farmaceutiche sono invece il campo d’indagine della piu’ giovane delle premiate, Maria Enrica Di Pietro: 27 anni, una laurea all’universita’ della Calabria e una parentesi di studio in Francia, e’ a caccia di un metodo per progettare farmaci piu’ efficaci. Maria Loredana Marcovecchio, 34 anni, dell’universita’ degli Studi ‘G. D’Annunzio’ di Chieti e Pescara, ha a cuore il problema dell’obesita’ nei bambini e, con il suo progetto, si spende per comprenderne le basi genetiche. Arriva dalla Sicilia Irene Paterniti, 31 anni, laurea all’universita’ degli Studi di Messina e all’attivo un’esperienza di studio all’estero (Londra): con il suo lavoro si propone di indagare sul meccanismo dell’autofagia per capire se puo’ svolgere un ruolo di neuroprotezione nelle malattie di Alzheimer e Parkinson. “Il programma L’Ore’al-Unesco per le donne e la scienza – commenta Giovanni Puglisi, presidente della Commissione nazionale per l’Unesco – ha il merito di portare ogni anno alla ribalta le protagoniste della ricerca scientifica, proponendole come modelli positivi cui guardare, e di incoraggiare cosi’ altre giovani donne a intraprendere la stessa carriera. Confidiamo sia vicino il tempo in cui cio’ si tradurra’ nella costruzione di una scienza differente, in grado di valorizzare le diversita’ e di affrontare senza timore le sfide eticamente rilevanti che il nostro mondo pone”.
Alghe aliene e occhi bionici, nuova frontiera della scienza: L’Ore’al premia 5 ricercatrici italiane


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