Sono saliti a 51 i morti accertati provocati dalle alluvioni che hanno colpito Bosnia-Erzegovina, Serbia e Croazia, nel cuore dei Balcani. Lo rendono noto le autorità locali. Precisamente 27 morti sono stati registrati in Serbia, 22 in Bosnia e due in Croazia.
Il bilancio, però, potrebbe gravemente aggravarsi nelle prossime ore e nei prossimi giorni. In Serbia, ancora sotto choc per la catastrofe inondazioni, le autorita’ hanno reso noto oggi che risultano mancanti all’appello, e vengono considerate scomparse quasi 600 persone. Un portavoce del ministero dell’interno citato dalla Beta ha detto che a tutt’oggi era stata denunciata la scomparsa di 798 persone, delle quali 215 sono state poi ritrovate. Non si ha notizia quindi di 583 persone. Non e’ escluso che si tratti di sfollati in tutta fretta dalle situazioni di maggiore criticita’ per l’acqua alta, e che non hanno ancora avuto tempo e possibilita’ di farsi vivi in qualche modo. Il premier Aleksandar Vucic ha detto oggi che le vittime accertate sono finora 27, e oltre 32 mila le persone evacuate.
DANNI PER 3 MILIARDI DI EURO – I lavori per la ricostruzione dopo le alluvioni in Bosnia-Erzegovina e Serbia costeranno quasi 3 miliardi di euro. Lo riferiscono le autorità dei due Paesi. Per quanto riguarda la Bosnia, il gruppo bancario Raiffeisen ha stimato i costi delle inondazioni a quasi 1,3 miliardi di euro e lo stesso presidente Bakir Izetbegovic ha parlato di danni per miliardi di euro. In Serbia il premier Aleksandar Vucic ha invece dichiarato che le ricostruzioni nel Paese costeranno fino a 1,5 miliardi di euro. Entrambi i governi hanno contattato l’Unione europea per ottenere aiuti internazionali per i lavori di ricostruzione e, separatamente, la regione serba della Bosnia ha chiesto assistenza all’alleata Russia. Secondo il ministro degli Esteri bosniaco, Zlatko Lagumdzija, le alluvioni hanno sommerso il 40% del Paese colpendo i terreni agricoli nelle pianure del nord e distruggendo case, fattorie e infrastrutture. Circa un milione degli abitanti del Paese è stato colpito dalle alluvioni, che hanno provocato anche 2.100 frane. Il ministero delle Infrastrutture bosniaco afferma inoltre che 3.500 chilometri di strade sono stati distrutti o danneggiati dalle piogge e che il 30% delle ferrovie è ancora inutilizzabile.
L’UE: “TRAGEDIA GRAVISSIMA” – Le alluvioni nei Balcani sono “un’enorme tragedia e al momento siamo in una fase di assistenza di emergenza”. Lo ha detto Kristalina Georgieva, della divisione per la Cooperazione internazionale, gli Aiuti umanitari e la Risposta alle crisi della Commissione europea. L’Unione europea ha risposto immediatamente all’emergenza inviando operatori umanitari, elicotteri, barche, tende e altri aiuti messi a disposizione da 16 Stati membri. Per il prossimo futuro è previsto l’invio di ulteriori aiuti. L’obiettivo dell’Ue, ha aggiunto Georgieva, è salvare le vite in pericolo e impedire la diffusione di malattie. Nella prossima fase, ha concluso, gli esperti locali e quelli dell’Ue accerteranno i danni e poi lavoreranno insieme per la ricostruzione e per adottare misure mirate a impedire nuove tragedie in futuro.
I GRANDI FIUMI SONO ANCORA UNA MINACCIA, E’ EMERGENZA SANITARIA – Nelle zone alluvionate di Serbia e Bosnia-Erzegovina, dove all’improvviso e’ arrivata l’estate con sole e temperature fino a trenta gradi, l’emergenza acqua alta sembra essere ormai sotto controllo, anche se resta la seria minaccia delle piene dei grandi fiumi, in primo luogo Danubio e Sava. Sono tante ancora le localita’ allagate e raggiungibili solo coi gommoni, ma in entrambi i Paesi colpiti non vengono segnalate situazioni di alta criticita’. Le centrali termiche e quelle elettriche minacciate per giorni dalla furia delle acque sono state messe in sicurezza, mentre la nuova emergenza sembra essere ora quella sanitaria per via delle innumerevoli carcasse di animali morti galleggianti. Gli esperti, anche alla luce delle alte temperature, parlano di reale pericolo di infezioni e epidemie per le popolazioni locali e coloro che gradualmente faranno ritorno alle proprie case abbandonate in tutta fretta nei giorni scorsi.
In Bosnia-Erzegovina poi e’ reale il pericolo rappresentato dalle tante mine vaganti (sono ancora piu’ di 120 mila i residuati bellici del conflitto armato del 1992-1995) dopo che le acque e i fiumi in piena hanno travolto e cancellato i campi minati, tutti ben segnalati, sparsi su buona parte del territorio bosniaco. Gli esperti della protezione civile serba hanno parlato oggi di un calo graduale del livello della Sava e di un aumento invece di quello del Danubio. I due fiumi si uniscono a Belgrado, dove entro venerdi’ si attende l’ondata di piena. Da giorni nella capitale migliaia di soccorritori e volontari sono impegnati nel consolidamento degli argini deponendo migliaia di sacchi di sabbia. E mentre prosegue a pieno regime la macchina dei soccorsi, le autorita’ fanno le prime stime dei danni e si mettono a punto i primi piani di aiuti su larga scala. Per domani a Belgrado e’ in programma una conferenza internazionale dei donatori con la partecipazione di una trentina di Paesi di Europa Usa e Asia, oltre a delegazioni di Ue, Consiglio d’Europa, Bers, Bei, Banca mondiale, Onu. Il president della Bers Suma Chakrabarti e’ da oggi nella capitale serba, mentre il commissario Ue agli aiuti umanitari Kristalina Gheorghieva, ieri a Belgrado, si e’ spostata in Bosnia. L’impegno dell’Ue a fornire aiuti alla Serbia e’ stato confermato dal commissario alla politica regionale Johannes Hahn, che ha incontrato a Bruxelles il ministro degli esteri Ivica Dacic.


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