Alluvione Balcani, rischio epidemie. Fiumi in piena, Sava e Danubio minacciano Belgrado

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BelgradoL’emergenza inondazioni nei Balcani, con almeno cinquanta morti e decine di migliaia di sfollati, guarda ora alla piena dei grandi fiumi, a cominciare da Sava e Danubio, le cui acque minacciano da vicino anche la capitale serba Belgrado. In Serbia, Bosnia-Erzegovina e Croazia orientale da due giorni ha smesso di piovere e le temperature sono in graduale risalita, ma le operazioni di soccorso e di evacuazione vanno avanti senza sosta. In Serbia sono oltre 30 mila le persone costrette a lasciare le proprie case, mentre le vittime accertate sono almeno 23, un bilancio destinato quasi certamente ad aumentare. Il governo ha proclamato tre giorni di lutto, da domani a venerdi’, mentre il premier Aleksandar Vucic ha detto che lo stato di emergenza restera’ in vigore in tutto il paese almeno fino a venerdi’ prossimo.

alluvione04I punti critici restano Obrenovac, Sabac, Sremska Mitrovica, Orasje, tutte localita’ lungo il corso della Sava, la cui piena si sta dirigendo verso Belgrado. Nella capitale migliaia di volontari, coordinati dal sindaco Sinisa Mali rimasto sempre in prima linea, lavorano senza sosta nel rafforzamento con migliaia di sacchi di sabbia degli argini di Sava e Danubio, i due grandi fiumi che hanno in citta’ la loro confluenza. Il premier Vucic ha detto oggi che le dimensioni del disastro in Serbia sono dieci volte superiori rispetto agli altri Paesi della regione colpiti, mentre il ministero dell’agricoltura ha fatto sapere che almeno 80 mila ettari di terra coltivabile sono stati sommersi, con perdite enormi in fatto di colture e allevamenti. E proprio le carcasse degli animali rappresentano un pericolo reale per la possibile diffusione di infezioni e epidemie. I danni finora, e’ stato sottolineato, superano lo 0,64% del pil, cosa questa che consente a Belgrado, quale Paese candidato che ha avviato il negoziato di adesione, di chiedere a Bruxelles aiuti consistenti. In Bosnia-Erzegovina, dove si contano una trentina di morti e oltre 50 mila evacuati, oggi e’ stata giornata di lutto, osservato sia nell’entita’ serba che in quella croato-musulmana. Squadre di studenti partono ogni giorno da Sarajevo diretti a prestare soccorso nelle zone alluvionate, dove oltre al pericolo epidemie per le carcasse di animali galleggianti cresce la minaccia delle mine ormai vaganti, dopo che la furia delle acque ha travolto e cancellato I tanti campi minati ancora presenti sul territorio del Paese dopo il conflitto armato con la Serbia di venti anni fa. L’emergenza inondazioni intanto sembra aver improvvisamente riavvicinato le tre comunita’ etniche contrapposte – serbi, croati, musulmani – che si aiutano a vicenda nel bisogno. Meno pesante appare la situazione nell’est della Croazia, dove si contano due morti e un disperso. Nella regione sono state annunciate nelle prossime ore visite del commissario europeo per la cooperazione e gli aiuti umanitari Kristalina Gheorghieva e del segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen.