Cannibali cosmici. Non si tratta di altre forme di vita intelligenti capaci di divorarsi a vicenda, ma di stelle che inghiottono pianeti di tipo roccioso del proprio sistema solare. I pianeti interni di un sistema planetario, come Mercurio, la Terra, Marte e Venere, tendono a formarsi relativamente vicino alla loro stella madre. In questo caso il Sole. I giganti gassosi, invece, come Giove, Saturno, Urano e Nettuno, si sviluppano nella periferia più fredda del sistema planetario. Dopo la loro formazione i giganti gassosi tendono ad insinuarsi verso l’interno e la loro gravità comincia a “spingere” i pianeti più interni fino a farli immergere nella stella. Se un numero sufficiente di pianeti rocciosi cadono nella stella madre, essi timbrano una particolare firma chimica che possiamo rilevare. Gli scienziati hanno esaminato la coppia binaria di classe G denominate HD 20781 e HD 20782, formatesi dalla stessa nube di polvere celeste. Queste stelle, rispetto al Sole, sono composte da materiali refrattari, come alluminio, silicio, calcio e ferro, i quali possiedono punti di fusione superiori ai 600°C. I calcoli dei ricercatori hanno dimostrato che una stella delle dimensioni di Giove potrebbe inghiottire sino a 10 pianeti equivalenti alla Terra. I risultati dello studio sono stati pubblicati lo scorso 7 Maggio sull’Astrophysical Journal.
Astronomia: ecco le stelle che “mangiano” i pianeti



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