Diabete: gli italiani non si sentono a rischio, nessuna prevenzione

diabeteGli italiani pensano di conoscere il diabete, ma non sentendosi a rischio non fanno prevenzione. E’ quanto emerge da un’indagine Gfk Eurisko, condotta per la Societa’ Italiana di Diabetologia SID e presentata in occasione del XXV Congresso nazionale della Societa’, apertosi oggi a Roma. Il 90% degli italiani giudica il diabete una malattia grave, non “guaribile” ma controllabile. In termini di gravita’, gli intervistati la posizionano al quinto posto, dopo tumori, ictus, infarto e Alzheimer mentre, fra le patologie croniche, viene messa al secondo posto, dopo l’epatite. Eppure, quello che manca totalmente, si rileva nella ricerca, e’ la percezione del rischio diabete riferito a se stessi: oltre il 90% degli italiani non si considera infatti a rischio (mentre in realta’ oltre un terzo lo e’) e ben il 70% di chi e’ ad alto rischio non si sente tale. Oltre la meta’ dichiara inoltre di non fare nulla per prevenire il diabete, perche’ non ci si considera in pericolo, si nega il problema e si giudica la prevenzione inefficace. “Solo il 3% degli intervistati – sottolinea Stefano Del Prato, Presidente Sid – si considera a rischio di diabete; un dato questo gia’ stridente con la prevalenza di questa condizione nella popolazione italiana, stimata intorno al 6,2%. Ma il dato ancora piu’ inquietante e’ che il 70% delle persone a piu’ elevato pericolo di diabete, non fa nulla per ridurlo”. Lo studio, spiega Isabella Cecchini, Direttore Dipartimento Ricerche Salute GfK Eurisko, ”ha indagato le conoscenze della malattia su un campione di 1100 casi, rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne. Circa 3,6 milioni di italiani (6,2%) soffrono di diabete, circa 6 milioni (10%) sono ad alto rischio, in particolare le donne con bassa scolarita”’. Alla luce di questi risultati, conclude Del Prato, ”riteniamo urgente mettere in atto campagne di sensibilizzazione, che aiutino le persone a prendere coscienza del rischio di sviluppare il diabete e delle complicanze di questa condizione, ma che allo stesso tempo propongano modelli di comportamento efficaci”.