Diventare mamme dopo un tumore oggi si può grazie ai progressi della ricerca oncologica

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Alessia FabianiDiventare mamme anche dopo un tumore: oggi non e’ piu’ un sogno ma, grazie ai continui progressi della ricerca oncologica, e’ una realta’ in un numero sempre maggiore di casi. L’ultimo passo avanti in questa direzione arriva da un nuovo studio presentato al Congresso della Societa’ americana di oncologia clinica (Asco), che indica una nuova strategia terapeutica in grado di ridurre del 64% i problemi alle ovaie per le donne giovani in trattamento per cancro, preservandone la fertilita’. Lo studio di fase 3, condotto dalla Cleveland Clinic (Usa) ha dimostrato che somministrando una terapia ormonale a base della molecola Goserelin, il rischio di problemi ovarici e di fertilita’ prematuri in donne giovani con tumore al seno e in trattamento con chemioterapia si riduce drasticamente. Lo studio e’ stato effettuato su 257 donne, evidenziando che le pazienti che avevano ricevuto la nuova terapia addizionale avevano piu’ possibilita’ di concepire dopo le cure anticancro, registrando anche una maggior sopravvivenza. Infatti, sono rimaste incinte il 21% delle donne in cura con la nuova molecola, contro l’11% di quelle sottoposte alla sola chemioterapia. “Preservare la fertilita’ e’ una preoccupazione comune e forte tra le giovani donne con cancro al seno o altri tipi di tumore, e questi risultati – sottolinea l’autrice dello studio, Halle Moore – offrono una nuova e semplice opzione per queste pazienti, accrescendo la possibilita’ di una gravidanza e di dare alla luce un bambino sano dopo le cure”. Proprio identificare nuove strategie per garantire ai pazienti una miglior qualita’ di vita e’ uno dei temi al centro del congresso Asco. In questa direzione arriva dagli oncologi statunitensi un nuovo approccio terapeutico, definito ‘less is more’, ovvero ‘meno farmaci e’ meglio’, al fine di ridurre gli effetti collaterali laddove e’ possibile. Un approccio che alcuni studi presentati all’Asco hanno dimostrato efficace e sicuro in determinate situazioni: si e’ visto ad esempio che dilazionare nel tempo le terapie farmacologiche contro le fratture ossee in donne con cancro al seno metastatico e’ sicuro e garantisce un’analoga protezione, cosi’ come si e’ dimostrato efficace ridurre le dosi di radioterapia in alcuni tipi di tumore alla testa e al collo. Insomma, quello proposto dagli Usa e’ un approccio di cura complessivo che mira innanzitutto a migliorare la qualita’ della vita dei malati, riducendo problemi ed effetti negativi collaterali delle terapie, nei casi indicati, con un altro effetto non trascurabile: la riduzione dei costi legati alle cure stesse.