Dopo le tragiche alluvioni nei Balcani ora si temono epidemie con il ritorno del caldo, primi casi isolati di enterocoliti in Bosnia

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bosnia02Le terribili inondazioni che hanno travolto le regioni centrali della Serbia, parte dei territori della Bosnia Erzegovina, cagionando decine di morti e danni ancora incalcolabili, rappresentano uno dei più gravi disastri naturali avvenuti negli ultimi 10 anni sul vecchio continente. Malgrado sia già passata quasi una settimana da quelle terribili inondazioni, la situazione rimane drammatica, soprattutto in molti villaggi della Serbia centrale, sommersi dall’imponente ondata di piene del fiume Sava, ingrossata a dismisura dopo oltre 72 ore di piogge battenti e ininterrotte. In diverse aree della Bosnia Erzegovina, vicino i confini con la Serbia, in soli 2 giorni, sono caduti oltre 200-220 mm di pioggia. Precipitazioni davvero molto abbondanti che sono andate ad ingrossare i principali bacini fluviali, fra Serbia e Bosnia Erzegovina. Ora col ritorno del bel tempo e del clima soleggiato, le elevate temperature, che in molte zone della Bosnia orientale e della Serbia in pieno giorno superano anche la soglia dei +25°C +26°C, rischiano di diffondere delle epidemie nelle aree rimaste sott’acqua per svariati giorni.

SERBIA-BOSNIA-WEATHER-FLOODUn potenziale pericolo è rappresentato proprio dalle carcasse degli animali, spazzati dalle piene dei fiumi, che ancora galleggiano nelle aree inondate. Fra i maggiori rischi vi sono le malattie intestinali, ma anche altre infezioni portate in particolar modo da zanzare e ratti. “Quando il clima comincia a farsi più caldo, e’ normale che compaiano le zanzare”, spiega il professor Radovan Cekanac, epidemiologo presso l’Accademia di medicina militare di Belgrado. “Le zanzare sono comparse già da un paio di giorni”. Uno dei problemi principali, secondo l’esperto, e’ la possibile diffusione attraverso gli insetti del virus del Nilo occidentale. “Anche i ratti si sposteranno in luoghi asciutti e sicuri, e tutti sappiamo che rappresentano delle riserve per molte malattie. Penso innanzitutto alla leptospirosi, che e’ una malattia molto seria.

alluvione bosnia 03Le persone che torneranno nelle zone alluvionate non devono assolutamente camminare a piedi nudi nei pressi dell’acqua, perchè i ratti trasmettono il batterio nell’acqua attraverso le urine”. Per quanto riguarda le zanzare, una nota positiva è che in Serbia non è stato ancora individuato il virus del Nilo occidentale, anche se negli anni precedenti era presente e ha fatto diverse vittime. Non sono state individuate neanche le zanzare tigre, anche se è confermato che il virus può essere contratto dalle zanzare comuni nazionali. Come suggeriscono diversi esperti serbi, per mitigare lo sviluppo di potenziali epidemie occorrerebbe effettuare un vasto piano di bonifica e pulizia in tutte quelle aree della Serbia centrale, fino alle porte della capitale Belgrado, duramente colpite dalle alluvioni.

bosnia01Queste bonifiche devono però prevedere la raccolta di tutti i tipi di rifiuti e materie potenzialmente pericolose per la vita e la salute delle persone. Ma la situazione rimane molto critica anche nella vicina Bosnia Erzegovina centro-orientale, duramente coinvolta dalle inondazioni.  Nella città di Zenica, nella Bosnia centrale, le squadre mediche che affiancano i soccorsi hanno già registrato i primi casi di enterocoliti. Come afferma Predrag Marinkovic, responsabile della protezione civile bosniaca “Qui abbiamo già portato via 150 carcasse, mucche, tori, vitelli, di tutto. E ci sono almeno altri 200 animali morti da portar via. L’esercito e le squadre speciali collaboreranno e lavoreremo più rapidamente per evitare che gli animali si decompongano prima di riuscire a rimuoverli”. In Bosnia quasi un milione di persone su poco meno di 4 milioni di abitanti è stato colpito direttamente o indirettamente dalle inondazioni. Il problema principale è ora la mancanza di acqua potabile che scarseggia nelle principali città. Nonostante l’incessante lavoro delle autorità di protezione civile e dell’esercito molti villaggi, nell’area della Sava, al confine fra Bosnia e Serbia, rimangono ancora isolati o irraggiungibili, poiché ancora sommersi dalle acque. Ci vorranno giorni e giorni di lavoro per un ritorno alla normalità.

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