Fumo: 1 bimbo su 5 respira male, colpa del vizio di mamma e papà

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fumareUn bambino su 5 ha problemi respiratori (tosse e broncospasmo) legati al fumo passivo. A rivelarlo sono i medici del Reparto di broncopneumologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che hanno analizzato i casi di quanti accedono agli ambulatori per disturbi al respiro. Un fenomeno, quello del tabagismo, che comporta seri rischi per la Salute ad ogni età, avvertono gli esperti alla vigilia della Giornata mondiale senza tabacco (31 maggio). Ci sono studi – ricordano gli specialisti del Bambino Gesù – che hanno dimostrato la correlazione tra il fumo di sigaretta e numerose malattie respiratorie, cardiovascolari, digestive e del sistema riproduttivo. Tra queste l’asma, la bronchite cronica ostruttiva, l’infarto e l’angina del cuore, l’ictus oltre al tumore del polmone. Ricerche condotte in Italia hanno dimostrato che il 52% dei bambini nel secondo anno di vita è abitualmente esposto al fumo passivo. Il 38% degli esposti ha almeno un genitore che fuma in casa. Riguardo l’esposizione al fumo nelle famiglie italiane, invece, gli ultimi dati Istat disponibili riportano che il 49% dei neonati e dei bambini fino a 5 anni è figlio di almeno un genitore fumatore e il 12% ha entrambi i genitori fumatori. Circa un neonato su 5 ha una madre fumatrice. “Accanto al fumo attivo e passivo, di ‘prima’ e ‘seconda mano’- spiega Renato Cutrera, responsabile dell’Unità di broncopneumologia del Bambino Gesù – esiste anche quello di ‘terza mano’: vale a dire quello di cui si impregnano gli abiti del fumatore. E’ il caso di una madre che si accende una sigaretta sul balcone di casa, così da non viziare l’ambiente domestico. Lì per lì evita l’inquinamento ‘passivo’ – aggiunge – ma poi rientra nell’appartamento con i vestiti impregnati, prende in braccio il suo bambino e gli fa comunque respirare sostanze tossiche. Non è così semplice cercare di sensibilizzare le famiglie anche nei confronti di quest’ultimo aspetto”. Il fumo passivo – proseguono i medici del Bambino Gesù – si rivela anche un importante fattore di rischio della Sids (Sudden Infant Death Syndrome), meglio conosciuta come ‘morte in culla’, ovvero il decesso improvviso e inaspettato di un lattante inferiore all’anno di vita senza cause accertate. La Sids si presenta maggiormente nei mesi invernali, quando le malattie virali sono più diffuse. Se si riduce l’esposizione pre e post-natale al fumo, a sua volta si abbassa in maniera sostanziale il rischio di Sids. E’ stato calcolato che l’eliminazione completa del fumo passivo porterebbe a una riduzione di circa un terzo delle morti in culla. Il tabagismo costituisce un importante fattore di rischio anche per la malattia ischemica cardiaca. “La cardiopatia ischemica – afferma Attilio Turchetta, responsabile di Medicina dello sport del Bambino Gesù – rappresenta la principale causa di morte per malattia cardiovascolare provocata dal tabagismo: 64% negli uomini, 60% nelle donne. Certamente tra i ragazzi l’attività sportiva allontana dal vizio. Ma può accadere che chi pratica sport a 14 anni, una volta adulto, possa essere ugualmente esposto a cardiopatia ischemica se nel tempo è diventato un fumatore abituale”. Nella lotta al tabagismo le sigarette elettroniche possono rappresentare “un aiuto alla disassuefazione”, secondo gli esperti dell’ospedale capitolino, a patto che il loro utilizzo avvenga “sotto controllo medico e che il prodotto sia a norma di legge. Niente ‘fai da te’ – raccomanda Cutrera – Il materiale delle cartucce deve essere di provenienza certa e queste non vanno mai lasciate alla portata dei più piccoli. In America, dove il fenomeno si è manifestato prima rispetto all’Italia – conclude – sono in aumento i casi di intossicazione da ingestione di queste sostanze”.