Gigantesca frana nel nord-est dell’Afghanistan cancella un intero paese, la primavera si dimostra una stagione maledetta per il paese asiatico

E’ davvero disastroso il bilancio delle vittime cagionate dalle due enormi frane che hanno colpito la provincia di Badakhshan, nel nord-est dell’Afghanistan. Gli smottamenti, causati dalle forti piogge che nei giorni scorsi avevano investito l’area montuosa fra Hindu Kush e Pamir, hanno sommerso un intero villaggio. “Ad Aab Barik vivevano mille famiglie per un totale di 2.100 persone. Di questa gente non si è salvato nessuno“, ha detto un portavoce provinciale del governo afghano. Finora lo sforzo dei abitanti locali e dei poliziotti giunti dai villaggi non è stato sufficiente per trarre in salvo eventuali superstiti sotto la montagna di fango, pietre e detriti venuta giù all’improvviso. Le frane, scivolando a grandissima velocità dagli aspri rilievi, sono state talmente violente da spazzare l’intero villaggio. Ora al posto del piccolo paesino è presente una immensa distesa di detriti. Il villaggio di Aab Barik era situato in luogo montagnoso molto impervio, lungo il confine con il Tagikistan e il Pakistan nord-occidentale. Incassato nelle montagne dell’Hindu Kush e del Pamir, il villaggio di Aab Barik e’ praticamente isolato perche’ disponeva come vie di comunicazione solo di rudimentali sentieri che sono stati cancellati da giorni di piogge battenti.

Soltanto oggi a fine mattinata, ha indicato l’agenzia di stampa Pajhwok, la Direzione nazionale per la gestione dei disastri afghana è riuscita a far giungere sul posto una macchina per la rimozione della terra. “La verita’ è che fino ad ora abbiamo scavato con le mani e con qualche pala e non abbiamo recuperato nessun corpo da sotto il mare di fango” ha commentato mestamente uno dei soccorritori. L’immenso fronte franoso si è staccato dalla montagna che sovrasta Aab Barik, probabilmente per un improvviso aumento della temperatura in quota dopo giorni di intense precipitazioni, nevose solo in quota, lungo tutto il comprensorio montuoso dell’Hindu Kush e del Pamir. Difatti, nelle scorse settimane, il passaggio di alcune perturbazioni (fronti nuvolosi associati a vecchi sistemi frontali provenienti dall’Iraq e Iran o depressioni in quota in fase di colma mento, evolute in “CUT-OFF” o “Upper Level Low”) provenienti dall’est della Turchia e dal nord dell’Iran, aveva causato intense piogge su buona parte dei monti dell’Hindu Kush, dove le precipitazioni si sono fatte particolarmente abbondanti anche per il cosiddetto effetto “stau” (sbarramento orografico) esercitato dagli stessi alle correnti occidentali.

AfghanistanLandslideJPEG-0c901_1399052502-U10308283167730QF--990x556@LaStampa_itPurtroppo nel nord dell’Afghanistan questi eventi calamitosi sono tutt’altro che rari, soprattutto nel periodo tardo primaverile, quando incomincia il disgelo, e le enormi quantità di neve cadute sulle montagne dell’Hindu Kush e del Pamir cominciando a fondersi, in modo anche molto rapido, provocando il conseguente ingrossamento dei fiumi che scorrono a valle. Quasi ogni anno, con l’arrivo di Aprile e Maggio, numerosi villaggi, specie quelli che sorgono ai piedi dell’Hindu Kush e del Pamir, vengono travolti dalle inondazioni prodotte dal disgelo primaverile che ingrossa i vari corsi d’acqua dell’Afghanistan centro-settentrionale. L’enorme massa di neve, con accumuli superiori anche ai 2-3 metri in quota, che durante il periodo invernale copre le montagne dell’Afghanistan settentrionale, tra fine Aprile e Maggio, sciogliendosi, provoca la piena di molti fiumi e corsi d’acqua che tracimando, inghiottono intere vallate e canyon. Secondo uno studio dell’Ong Immap, organizzazione specializzata in cartografia e raccolta di dati, almeno il 15% della popolazione afghana ogni anno rischia di essere pesantemente colpita dalle inondazioni prodotte dal disgelo primaverile. La primavera si riconferma una stagione davvero maledetta per il paese asiatico.

An aerial view taken 16 September 2001 shows a vil