Gli italiani sono troppo mammoni? Per gli esperti non sempre è un male: “a volte è terapeutico”

mammoneItaliani troppo mammoni? Non e’ sempre uno svantaggio . E’ proprio grazie a questo italico difetto – molto criticato all’estero – che i bambini possono affrontare meglio situazioni di disagio come malattie e ricoveri. La famiglia diventa una rete che aiuta il bambino nell’affrontare le difficolta’ e il recupero e si rivela una valida soluzione terapeutica. A promuovere, a sorpresa, l’iperprotettivita” delle mamme di casa nostra, Giorgio Pajardi, direttore del reparto universitario di Chirurgia della mano e microchirurgia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano.

“Ogni anno visitiamo circa 20.000 bambini con disfunzioni alle mani e ne operiamo piu’ di 700 – afferma Pajardi – e da questa enorme esperienza notiamo come, per la maggior parte dei casi, i bambini italiani, grazie all’affetto e alla protezione tipici delle famiglie italiane, riescano a sopportare meglio di tutti gli altri le ansie e le problematiche causate da fisioterapie complesse e da periodi di ripresa che possono diventare anche abbastanza lunghi”. Saranno pure i piu’ mammoni, ma, come sottolinea il chirurgo del Gruppo MultiMedica, “la presenza assidua della mamma e della famiglia diventa un vero e proprio valore aggiunto nel percorso di recupero terapeutico per i bambini italiani che hanno problemi alle manine”. Insomma la rete familiare italiana, prosegue Pajardi, “sopperisce alle carenze del sistema assistenziale e provvede a supportare il bimbo a costo di qualsiasi sacrificio. Questa predisposizione aiuta i bambini ricoverati a sopportare meglio la lontananza da casa e ad affrontare serenamente ogni disagio che questo puo’ comportare agli altri membri della famiglia”. Sulla stessa linea Giuseppe Di Mauro, pediatra di famiglia e presidente della Societa’ italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), il quale, partendo dal dato che tra il 40 e il 60% dei bambini sottoposti ad un intervento sviluppa ansia e stress nel periodo pre e post operatorio, spiega che “il mammismo terapeutico, ovvero la presenza e l’affetto di un genitore al fianco di un bambino ammalato, esiste ed e’ un antidoto al dolore sia che debba fare un semplice prelievo, oppure una visita con il pediatra o debba sottoporsi ad un intervento”.

L’affetto familiare, anche apprensivo, continua Di Mauro “puo’ essere un valore aggiunto sia dal punto di vista psicologico, sia, soprattutto, da quello fisico: il bambino sente meno dolore, vive meglio il momento, sente meno ansia e stress se ha la mamma o comunque un genitore al suo fianco”. Il pediatra aggiunge che l’Italia in questo e’ imbattibile, anche perche’ “gli ospedali italiani sono tra i pochi in Europa che permettono la presenza di un genitore la notte in ospedale”, prosegue il presidente della Sipps. “La sua presenza nei reparti pediatrici allevia molto il dolore. Il bambino italiano in questo e’ piu’ coccolato rispetto a quelli stranieri e affronta meglio la situazione”. A confermare le affermazioni degli specialisti Pajardi e Di Mauro arrivano anche i dati di un sondaggio di ‘Donne e Qualita’ della Vita’: su un panel di 500 genitori italiani, il 76% si definisce iperprotettivo con i propri bambini malati; il 58% pensa di poter competere con i pediatri nella cura del proprio figlio; il 33% non e’ mai soddisfatto delle cure e delle attenzioni dei medici; infine, il 20% preferisce rivolgersi ai consigli di famigliari e amici, piuttosto che ai medici.