La “corrente del golfo” è una intensa corrente oceanica calda che si sviluppa all’interno del golfo del Messico, dove grandi masse d’acqua calda vengono riscaldate dai raggi del sole, tendendo a muoversi verso nord-est. Ma l’effetto della rotazione terrestre, che ha pesanti ripercussioni sulle traiettorie delle grandi correnti oceaniche, la devia più verso est, separandola in due distinti rami secondari che bordano le coste settentrionali delle Isole Britanniche, arrivando fin sulla costa norvegese. In realtà il ramo principale della “corrente del golfo” nasce nel tratto di mare ad ovest della Florida, dove le grandi masse d’acque del golfo del Messico, ben riscaldate dal sole, tendono a muoversi verso nord/est. Essa pero si sviluppa, in modo definitivo, poco lontano da Miami. Le acque trasportate da questa importante corrente calda, seppur inizialmente divise in più rami secondari, cominciano ad unirsi e a sfociare sull’Atlantico sub-tropicale “canalizzandosi” all’interno degli Stretti della Florida, il braccio di mare compreso fra le isole Keys e le coste settentrionali di Cuba, dove questo flusso d’acqua si trasforma in un vero e proprio fiume che raggiunge velocità di ben 4/5 miglia/orarie all’altezza di Cap Canaveral. Qui la potenza della corrente è tale da intorbidire le acque a ridosso del fondale (le alghe vengono letteralmente strappate e trascinate in Atlantico), rendendo molto difficile la pratica della pesca subacquea o le immersioni.
Una volta risalite le coste della Florida, superando Cap Canaveral, la “corrente del golfo” prende il suo aspetto originario, cominciando a muoversi verso nord-est, bordando l’East Coast degli USA. La sua velocità è considerevole lungo un percorso di oltre 400 miglia, mentre le temperature delle acque superficiali trasportate da questo flusso superano i +25°C +26°C. In estate si arriva ad oltre i +27°C +28°C, ambiente adatto per la formazione degli uragani che non per caso scorrono sopra il ramo principale di questa, seguendolo fino alla Virginia e al New England. Ovviamente le temperature più alte si registrano solo in superficie, man mano che si scende in profondità l’acqua raffredda. Un’altra bellissima caratteristica della “corrente del golfo” è quella della meravigliosa colorazione azzurra delle sue acque. Dopo aver oltrepassato Cap Canaveral le acque spinte dalla corrente si dirigono verso Cap Hatteras e da qui, causa l’influenza della rotazione terrestre, piegano più verso levante. Perdendo gran parte della sua intensità il flusso d’acqua raggiunge i banchi sabbiosi di Terranova, incontrando la fredda “corrente del Labrador” che invece scivola dal gelido mar di Baffin. Questa corrente fredda, che rende gli inverni nel nord-est degli USA piuttosto rigidi e nevosi, presenta delle acque poco salate e con una colorazione più grigiastra. La fredda “corrente del Labrador”, scivolando verso sud, tende ad abbassarsi al di sotto delle acque calde della “corrente del golfo”, tanto che a circa 35°-36° di latitudine nord, la “corrente del Labrador” scompare.
Dopo essersi scontrata con la fredda “corrente del Labrador” la calda “corrente del golfo” si raffredda, le sue acque azzurre si intorbidiscono, divenendo via via più grigiastre, per cui si può dire che spariscono tutte le sue caratteristiche originarie che la contraddistinguono. In pratica anche la “corrente del golfo” cessa di esistere dopo lo scontro con quella fredda del Labrador. Nonostante questa indebolimento, un piccolo ramo (quello più esterno) riesce a resistere a largo, dirigendosi verso nord-est, con acque relativamente calde che viaggiano alla velocità di circa 0.3-0.5 miglia/orarie. Attraversando l’Atlantico questo ramo esterno riesce a raggiungere le coste dell’Irlanda, della Scozia, arrivando parecchio indebolito fino alla Norvegia centro-meridionale, all’altezza di Bergen. Prima di raggiungere le coste europee avviene una divisione in più rami secondari. Uno di questi si dirige verso il golfo di Guascogna, mentre un’altra, incurvandosi verso sud-est, ad ovest dello Stretto di Gibilterra si ricongiunge con il ramo della fredda corrente marina che scivola dalle coste occidentali dell’Islanda, formando cosi la fredda “corrente delle Canarie”, che costeggia le coste dell’Africa occidentale, contribuendo di seguito ad alimentare la più calda “corrente nord-equatoriale” atlantica.

Il rallentamento della “corrente del golfo” avrà importanti ripercussioni sul clima europeo?
La sua influenza nel mitigare il clima di buona parte dei paesi dell’Europa nord-occidentale, in particolare quello delle Isole Britanniche, della Francia occidentale e della Norvegia centro-meridionale, è piuttosto chiaro. Quel che meno chiaro sono gli effetti di un suo vistoso e preoccupante rallentamento, almeno per quel che concerne il comparto europeo occidentale. In questi ultimi anni, in particolare dall’inverno del 2009, il famoso nastro trasportatore atlantico ha subito un autentico rallentamento. In pratica non riesce più ad attraversare l’oceano, raggiungendo le coste dell’Irlanda, della Scozia, e della Norvegia con la stessa costanza degli anni precedenti. Del resto, analizzando i dati raccolti da diverse boe oceanografiche, si nota come il flusso della “corrente del golfo” non solo ha subito un pesante rallentamento pure in profondità, con una riduzione della salinità, ma ha mutato la propria traiettoria originaria, virando più verso nord anziché nord-est. Secondo alcuni climatologi, un aumento della temperatura del pianeta produrrebbe un afflusso di grandi quantità di acqua dolce, liberata dalla rapida fusione dei ghiacciai della Groenlandia. Acqua dolce che potrebbe bloccare l’importante corrente calda del Nord Atlantico, determinando un brusco raffreddamento di tutta l’area nord europea, fra Islanda, Regno Unito e Scandinavia. La teoria, seppur ormai datata e osteggiata da una parte del mondo scientifico, sta pero trovando delle risposte nella realtà. Certo, parlare di effetti su larga scala (addirittura planetari) sarà pure esagerato.
Ma da qualche anno le Isole Britanniche cominciano a sperimentare inverni sempre più rigidi e nevosi del normale, con la persistenza di determinati pattern atmosferici che depongono a favore dell’isolamento di vasti vortici depressionari, alimentati da aria artica marittima che scivola direttamente dall’Artico norvegese o persino dalla Russia europea, dopo aver attraversato la Scandinavia. Più che altro il rallentamento della “corrente del golfo” sta già comportando degli effetti su piccola scala, evidenziato dalla latitanza dell’alta pressione delle Azzorre e degli annessi “Centri d’Azione” che spesso, negli anni passati, caratterizzavano l’andamento meteo/climatico sullo scacchiere euro/atlantico. Per quel che ci è dato sapere l’indebolimento del nastro trasportare atlantico, e il venir meno del suo apporto mitigatore, potrà avere significative ripercussioni climatiche circoscritte al settore britannico/norvegese, con un abbassamento delle temperature medie e la crescita degli episodi di freddo e di neve.
Un evento ciclico, più volte avvenuto nel passato, come confermano le varie analisi sui dati del clima storico. Circa 11.000 anni fa, la fusione di estesi ghiacciai fra il Labrador e la Groenlandia meridionale, causò il rallentamento della “corrente del Golfo”. La conseguenza fu il rapido raffreddamento del clima europeo per un periodo approssimativo di 1.000 anni. Ma vi sarebbero altre prove in tempi più recenti. Ad esempio, nel periodo del cosiddetto “optimum climatico medioevale”, fra l’anno 1000 e il 1200-1300, si sperimentò un periodo piuttosto caldo, tanto che in Inghilterra e in Scozia si coltivava la vite, mentre diverse fonti dell’epoca parlavano di frequenti e affascinanti aurore boreali avvistate sull’area mediterranea (persino in Italia), forse legate ad una attività solare molto forte. Proprio in quel periodo, il presumibile scioglimento di gran parte dei ghiacciai dell’Artico, arresto di botto la calda “corrente del Golfo”, al punto che il clima subì un forte raffreddamento su tutta l’Europa, con l’avvento di una fase climatica molto fredda che mise in ginocchio l’agricoltura in gran parte del continente, creando drammatiche carestie. Queste carestie, avvertite soprattutto in Irlanda, dove si verificarono drammatiche gelate nel periodo estivo, alimentarono l’immigrazione irlandese verso le coste nord-americane, dove nacquero le prime colonie che composero la base degli attuali Stati Uniti d’America.


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