Isola di Socotra: la sorprendente biodiversità di un paradiso incontaminato

SOCOTRA FAUNAL’isola di Socotra, la più bella isola del Medio Oriente, è un vero e proprio paradiso incontaminato, aperto da pochissimo tempo al turismo; un ecosistema eccezionale che fa riscoprire i sensi, risveglia il carattere selvaggio tipico dei nostri antenati, mettendoci in contatto con Madre Natura. Socotra, la principale isola di un arcipelago di 4 isole e isolette situate nell’Oceano Indiano, poco al largo del Corno d’Africa, a circa 300 km dalla costa somala e 350 km a sud della Repubblica dello Yemen, cui appartiene politicamente dal 1990, è un sogno ad occhi aperti che ci invita al rispetto dell’ambiente, a non sprecare l’acqua e ad accontentarsi di un po’ di riso e una scatola di fagioli mangiati con le mani, in condivisione con gli altri.

Socotra, l’antica Dioscoride, è citata nel Periplo del Mar Rosso del I sec. d.C.; un antico documento che descrive le rotte di navigazione sul Mar Rosso e, in parte, l’Oceano Indiano e il Golfo Persico. L’originale, scritto in greco, probabilmente da un mercante egiziano di epoca romana, è andato perduto ed il testo è pervenuto ai giorni nostri attraverso un manoscritto bizantino del X secolo, oggi conservato presso la biblioteca universitaria di Heidelberg. Socotra, costituita da un altopiano calcareo alto in media 500 metri, culminante al centro nel monte Hajir, inciso da numerosi uidian, corsi ricchissimi d’acqua durante il periodo delle piogge, che va da novembre a febbraio, per il resto dell’anno è un’isola estremamente arida e la sua popolazione è formata da discendenti di schiavi arabi e negri di religione islamica e da pastori beduini assai primitivi di razza camitica, seguaci di culti animisti, dediti all’agricoltura (datteri, aloe, gomma arabica, incenso), alla pastorizia, alla pesca (madreperla) e all’artigianato (tappeti e ceramiche).

SONY DSC E’ impossibile non innamorarsi di quest’isola, dei suoi imperdibili tramonti, delle sue oasi di verde, dei suoi ritmi scanditi dal sole, lontani dalla frenesia della vita moderna. E’ sorprendente la sua biodiversità, con flora e fauna dalle sembianze più disparate. E’ emozionante osservare da vicino i frutti della Punica protopunica, antenati del melograno, più piccoli, ripieni di una polpa farinosa e dal sapore davvero orribile; è facile imbattersi in un Boswellia, l’albero dell’incenso, che trasuda resina commestibile. L’incenso, infatti, con la masticazione, diventa commoso una sorta di chewing-gum naturale! E che dire dell’Adenium obesum; un parente “sovrappeso” del nostro oleandro? Dalla sua corteccia si ricavano arpioni letali per pesci e collane che i bimbi indossano come amuleti protettivi contro i terribili gatti selvatici. Camminando, però, non può passare di certo inosservato il Dracaena cinnabari, l’albero del sangue di drago.

Questi alberi sono i più noti dell’isola, appartengono alla famiglia delle agavi e si ergono maestosi col tronco dritto e la chioma a ombrello rovesciato, composta da un intrico di rami carnosi e corti, culminanti con mazzetti di foglie lanceolate verde scuro. Incidendo la corteccia, si ricava una resina rossastra chiamata proprio “sangue di drago”. Una leggenda yemenita narra che la pianta sarebbe nata dal sangue versato da un drago durante il combattimento con un gigantesco elefante. Fin dall’antichità, il liquido purpureo è stato utilizzato come medicamento per la cura di ustioni e dissenteria, come pigmento per colorare pietre preziose, vetro, marmo, mentre il legno è impiegato per la produzione di violini italiani.

Le popolazioni locali raccolgono ancora questa sostanza per curare disturbi intestinali, tingere la lana, incollare e decorare la ceramica, usarla come balsamo per le vie respiratorie e rossetto per le labbra. Socotra ospita specie uniche al mondo: basta notare gli uccelli tipici dell’isola, il Socotra Sparrow, il Cisticola, il Frosone dorato alato; ammirare i colori del Socotran Chamaleon. Nel 2008, per la sua biodiversità, l’isola è stata dichiarata Patrimonio Unesco ma, essendo l’equilibrio uomo-ambiente davvero fragile, i visitatori devono preservare il suo incredibile ecosistema, contribuendo al sostentamento delle popolazioni locali, senza pretendere lussi e agi che, peraltro, sono incompatibili con le tradizioni culturali dell’Isola.