L’Abruzzo scoppia di energia, stop ad eolico, biomasse, turbogas: il dossier di Emergenza Ambiente Abruzzo

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eolicoabruzzoLe associazioni e i comitati che compongono la rete Emergenza Ambiente Abruzzo 2014, partendo dalla semplice domanda: ma l’Abruzzo ha bisogno di produrre energia? hanno deciso di compilare un dossier sui alcuni settori chiave del sistema energetico, derivante sia da fonti fossili, che da fonti rinnovabili, con uno sguardo anche sulle infrastrutture, per capirne gli impatti economici e ambientali, e capire quanto la nostra regione investa su un settore primario dell’energia, come l’efficenza energetica.
La nostra regione secondo i dati del GSE (Gestore Servizi Energetici, società pubblica controllata dal Ministero dell’economia) aggiornati al 2012, è tra le regioni in Italia che supera la quota richiesta come energia prodotta da energie rinnovabili secondo lo schema del Burden Sharing e il PAN- Piano di Azione Nazionale? direttiva 2009/28/CE. Tale quota mediamente in Italia tocca la soglia del 23%, e in Abruzzo arriva al 33%. Inoltre secondo il PER (Piano Energetico Regionale) del 2009 con l’entrata in funzione della Turbogas di Gissi -740MW-, l’Abruzzo produce il 30% di energia in più rispetto al proprio fabbisogno. Ma questo non è bastato a suggerire una attenta pianificazione e tantomeno a incentivare un settore strategico a consumo zero del territorio come l’efficienza energetica, dove siamo tra gli ultimi in Italia, un settore che produce moltissimi posti di lavoro. C’è solo una incredibile solerzia a costruire che parla da se: turbogas, centrali a biomasse, pale eoliche ecc.. In tal modo, senza programmazione e a caso, anche le energie alternative diventano un affare speculativo per pochi, un affare che fa gola anche a settori malavitosi.
biomasseQuesti i numeri dell’energia prodotta dalle rinnovabili in Abruzzo, secondo il Rapporto Statistico del GSE (Gestore Servizi Energetici), al 2012:
-11.937 pannelli solari installati per un totale di potenza erogata pari a 609 MW.
-18 progetti riguardanti l’eolico, che corrispondono a circa 300 pale installate, per una potenza erogata di 230,6 MW.
-57 impianti di idroelettrico per un totale potenza erogata pari a 1.002,9 MW-
-34 centrali a biomasse per totale potenza erogata pari a 31,7 MW.
Negli ultimi anni l’Abruzzo è stato preso d’assalto da un gran numero di centrali eoliche, per un totale di circa 300 aerogeneratori di grandi dimensioni, che hanno occupato territori di valore naturalistico e paesaggistico, senza alcuna pianificazione preventiva. Tutto ciò è stato possibile grazie ad ingenti incentivi pubblici. La gravità della situazione è stata tale che sono intervenuti addirittura l’Agenzia dell’ONU per l’Ambiente e il Ministero dell’Ambiente.
La situazione è radicalmente mutata in meglio grazie alla enorme pressione dei territori, associazioni e comitati, con l’approvazione da parte del Consiglio regionale il 15 aprile 2014, di un emendamento al progetto di legge “Modifiche e integrazioni alla L.R. 3.3. 2005 n. 18 “Istituzione dei distretti rurali”. È diventato legge il divieto di realizzare impianti eolici nelle aree importanti dal punto di vista naturalistico.
turbogasI numeri del Fossile in Abruzzo, secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico:
– 9 concessioni di coltivazione in Terra, e 7 in mare per una produzione media di petrolio di circa 200.000 tonnellate annue e produzione media di Gas di circa 520milioni di metri cubi standard. Quasi il 90% delle produzioni viene dai progetti a mare nei quali sono coinvolte anche le Marche e il Molise. Sia per le rinnovabili che per il fossile bisogna aggiungere la miriade di progetti in itinere, di cui potrete leggere nel dossier. L’Abruzzo è anche terra di servitù per grandi infrastrutture energetiche, esistenti o in progetto, che hanno un forte impatto negativo sulla salute, sull’ambiente e sulle economie locali, come il mega elettrodotto che collega il Montenegro con l’Italia, il raddoppio della dorsale adriatica nel tratto Villanova – Gissi e il grande gasdotto Brindisi-Minerbio (BO), con centrale di compressione a Sulmona; quest’ultimo, in modo inconcepibile, dovrebbe essere realizzato lungo le aree più altamente sismiche dell’Appennino e sullo stesso tracciato del progetto A.P.E. (Appennino Parco d’Europa). La nostra regione ospita già circa 600 km di gasdotti in esercizio, mentre i gasdotti in progetto sono di circa 300 km. In Abruzzo abbiamo anche il più grande campo di stoccaggio gas d’Italia, con annesse centrali, Fiume Treste a Cupello, oltre al sito di stoccaggio molto più piccolo di Pineto – Cellino. La capacità complessiva di stoccaggio degli 89 pozzi, è superiore a 4,5 miliardi di metri cubi di gas anno. Di questi impianti è previsto un ulteriore potenziamento.
Impatti economici:
Alcune conseguenze che l’industria della produzione di energia ed in particolare quella dell’estrazione e raffinazione degli idrocarburi potrebbe causare nel corretto progredire delle economie dei settori produttivi quali il turismo, l’agricoltura, e tutte le filiere collegate ad esse. fossileUno degli impatti economici meno discussi delle estrazioni di idrocarburi è l’aggravio dell’erosione costiera e della ingressione marina, in seguito alla subsidenza provocata anche da questo genere di attività, con altissimi costi, che andranno a peggiorare nel tempo, per via del cambiamento climatico dovuto in specie all’uso delle fonti fossili. Dalla Basilicata, dove ci sono i giacimenti di petrolio più grandi d’Europa arriva l’aspetto più sorprendente, basta guardare l’analisi dei dati statistici (fonte ISTAT) sul periodo tra gli anni 2003 e 2011, durante il quale nella regione Basilicata il numero di strutture ricettive Agrituristiche è in netta regressione, perdendo in termini assoluti ben 139 strutture (unica regione in Italia). Questa tendenza è ancora costantemente in atto. Accanto ai dati su esposti possiamo aggiungere che la regione Basilicata in questi anni non ha affatto aumentato la sua ricchezza. Nel 2011 risulta anzi tra le più povere regioni d’Italia: Incidenza di povertà BASILICATA = 23,3; Incidenza di povertà ABRUZZO= 13,4; Incidenza di povertà TRENTINO ALTO ADIGE = 6,7 (Dati Istat). Possiamo dedurre tranquillamente, che la petrolizzazione non ha portato alcuna ricchezza aggiuntiva alla popolazione locale, piuttosto l’ha impoverita.
Dal dossier – In Abruzzo Scoppiamo di Energia- dovrebbero scaturire impegni precisi per i futuri amministratori, in un campo così strategico come quello energetico la riconversione ecologica dell’economia e della società deve essere una priorità nell’agenda politica regionale; la Regione dei Parchi non è conciliabile con la Regione distretto minerario. Sino ad oggi non c’è stata la benché minima visione globale, si è pensato ai territori come fossero contenitori sterili da riempire. Basta leggi mirabolanti che non servono a niente! Ai candidati chiediamo risposte certe supportate da una visione chiara, che si estrinsechi attraverso gli strumenti propri delle Regioni. Urge rafforzare e migliorare nell’ottica della tutela il Piano Paesistico, il Piano della Qualità dell’Aria, il Piano Acqua ed è imperativo dare gambe robuste al Piano Energetico Regionale con al primo punto l’efficienza; bisogna istituire momenti importanti di confronto con associazioni comitati, comparti economici, perché l’Abruzzo è di tutti, specie delle generazioni future.