Legambiente: Abruzzo, una terra “sventrata” dalle cave

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cava_1Una terra martoriata, ferita, con enormi crateri dismessi o ancora in attività: questo è l’Abruzzo dal punto di vista delle cave, in una totale assenza di normative attualizzate ai nostri tempi e di un piano cave regionale. La denuncia arriva da Legambiente che ha da poco pubblicato un rapporto nazionale. In Abruzzo sono 246 le cave attive, 844 quelle dismesse o abbandonate, con un volume d’affari di oltre 20milioni di euro su un canone annuo pagato di euro 2milioni di euro. A governare un settore così importante e delicato per gli impatti ambientali è tuttora un Regio Decreto del 1927, con obiettivi, scrive Legambiente, “chiaramente improntati ad uno sviluppo economico oggi superato. Inoltre in molte regioni, tra cui l’Abruzzo, si riscontrano rilevanti problemi per un quadro normativo inadeguato, una pianificazione incompleta e un’assenza di controlli sulla gestione delle attività estrattive“. “Questo rapporto racconta ancora la storia di una regione che nonostante i tentativi fatti con buoni propositi, non ancora riesce a dotarsi di una pianificazione moderna e sostenibile, come la legge impone – dichiara Giuseppe Di Marco, Legambiente AbruzzoBisogna puntare sul riciclo degli inerti per creare lavoro e nuove aziende della green economy, ridurre il consumo di suolo e l’impatto sul paesaggio“.

Cava di Rapino (CH) - Foto di Giovanni Lattanzi per inabruzzo.it
Cava di Rapino (CH) – Foto di Giovanni Lattanzi per inabruzzo.it

Prima cosa da fare per Legambiente è innanzitutto “rafforzare la tutela del territorio e della legalità (attraverso controlli, individuazione delle aree da escludere e delle modalità di escavazione, obbligo di valutazione di impatto ambientale), aumentare i canoni di concessione per equilibrare i guadagni pubblici e privati e tutelare il paesaggio”. E’ necessario inoltre accelerare l’utilizzo di materiali riciclati nell’industria delle costruzioni. Il tutto, avverte l’organizzazione ambientalista, “per andare nella direzione prevista dalle Direttive Europee e riuscire così ad aumentare il numero degli occupati e risparmiare la trasformazione di altri paesaggi”. “Ribadiamo la nostra contrarietà a qualsiasi autorizzazione per nuove concessioni – aggiunge Di Marco – In un’ottica di sviluppo sostenibile è possibile creare filiere innovative di lavoro e ricerca applicata, ridurre il prelievo di cava attraverso il recupero di materiali e aggregati provenienti dall’edilizia e da altri processi produttivi, per ripristinare legalità, trasparenza e tutela”. E salvare il territorio da un’inutile, dannoso e martoriante saccheggio. (Fonte: abruzzolive.tv)