Mentre è ancora critica la situazione nelle Marche per l’alluvione iniziata ieri dopo le piogge record, in questi giorni ricorre l’anniversario di uno dei disastri idrogeologici peggiori che l’Italia ricordi: la strage di Sarno e Quindici. Fra il 4 ed il 6 maggio 1998, sedici anni fa, a seguito di un evento piovoso eccezionale, vaste colate di fango scesero dai versanti dell’Appennino e sommersero i paesi di Sarno, Quindici, Siano e Bracigliano (Salerno). Le colate raggiunsero i paesi a gran velocità, distruggendo case e impedendo agli abitanti situati nelle zone più a rischio di mettersi in salvo a tempo.
Dopo l’evento franoso iniziarono subito le operazioni di soccorso, fra mille difficoltà per la presenza di metri e metri di fango imbibito di acqua che copriva tutto. Il bilancio delle vittime salì di giorno in giorno, mentre l’arrivo del bel tempo faceva irrigidire il fango rendendo sempre più difficili i lavori di recupero dei cadaveri. Alla fine il bilancio, terribile, fu di 160 morti. “Una strage nel fango”, così titolò un giornale italiano all’indomani della frana. L’evento, che ebbe forte impatto emotivo sugli italiani, portò i legislatori a scrivere e rendere legge il cosiddetto “decreto Sarno”, un decreto legge poi riconvertito in legge dello Stato che finalmente dava una spinta alla realizzazione di quella mappatura del rischio idrogeologico di cui in realtà l’Italia aveva bisogno da decenni, da prima dell’alluvione di Firenze del 1966. Servirono tante nuove vittime purtroppo perché le cose si muovessero.
Nel giro di poco tempo le Autorità di Bacino, enti creati dalla legge 183 del 1989, avrebbero dovuto realizzare i cosiddetti PAI (Piani di Assetto Idrogeologico), documenti contenenti fra le varie cose anche la mappatura delle aree a rischio alluvione ed a rischio frana. Oggi questi documenti sono stati realizzati per tutto il territorio, così come i piani su cui è scritto cosa bisognerebbe fare per mitigare i rischi.
Purtroppo questo utile strumento è ancora troppo poco valorizzato, perché nonostante sulla carta le aree a rischio siano segnate ed evidenziate, troppe poche volte si procede a una reale mitigazione. Inoltre le mappe di rischio andrebbero costantemente aggiornate, ma spesso mancano fondi. Gli investimenti per mitigare il rischio idrogeologico sono quasi nulli, e nel frattempo a distanza di sedici anni da Sarno si continua a morire di alluvioni e frane.


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