Rapida fusione del manto nevoso sulla Siberia e in Alaska, i terreni innevati permangono solo sopra i 60° di latitudine nord

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Si nota l'arretramento significativo del manto nevoso sull'area siberiana (credit NOAA)
Si nota l’arretramento significativo del manto nevoso sull’area siberiana (credit NOAA)

Anche negli sterminati territori eurasiatici la bella stagione comincia a fare passi da gigante, nonostante dall’Artico rimangono in agguato rapide ondate di freddo, prodotte dall’affondo di profonde saccature, colme di masse d’aria molto fredde, di diretta estrazione artica, che affondano con i propri elementi fino al cuore della Mongolia e della Russia asiatica meridionale. Ma come si sa, in Siberia, con lo scoppio della primavera, le temperature di colpo possono passare dai -10°C -15°C ai +15°C +20°C nel giro di una mangiata di giorni.Un classico dei climi continentali dell’Asia centrale e settentrionale. Proprio in questo periodo dell’anno, grazie al progressivo allungamento delle giornate e all’incremento del soleggiamento, si inizia a registrare un massiccio riscaldamento delle terre emerse, con l’emergere dei primi tepori di stagione. Anche lungo le immense distese siberiane e sulle steppe dell’Asia centrale, dopo il lungo periodo di gelo invernale, si verifica un graduale riscaldamento che tra la fine Aprile e Maggio segna il passaggio alla stagione calda. Le temperature cominciano pian piano ad aumentare, mentre la portata del freddo va sempre più a ridursi. Il maggior riscaldamento del terreno e l’aumento dei valori termici nei bassi strati, sono tutti fattori che vanno ad inibire la struttura anticiclonica d’origine termica sin dal proprio interno, favorendo un conseguente indebolimento fino al suo definitivo collasso, ben evidenziato dalle mappe che rappresentano i valori barici a livello del suolo. Al posto del robusto anticiclone termico, ben alimentato dal notevole effetto “Albedo” indotto dai terreni innevati, si stabilisce un campo barico più livellato, di tanto in tanto disturbato dal passaggio di profonde circolazioni depressionarie extratropicali, in sviluppo lungo la parte più meridionale delle saccature di matrice artica che affondano i propri elementi verso l’Asia centrale.

1072670_origAnche quest’anno, come avviene sempre più spesso negli ultimi tempi, il rialzo termico lungo il comparto siberiano è stato alquanto repentino, al punto da fondere gran parte del manto nevoso accumulato nel periodo invernale. Ormai in quasi tutta la Siberia occidentale e su buona parte di quella centrale, come su una buona parte di quello orientale, la neve si è sciolta, molto velocemente, creando enormi acquitrini e paludi che ricoprono la foresta di conifere della taiga. In alcune aree della Siberia centrale il rapido scioglimento delle masse nevose, accumulate sul terreno, ha prodotto pure degli allagamenti. Nella Repubblica di Jacuzia, storico polo del gelo nell’emisfero boreale, il brusco rialzo delle temperature avvenuto in questi ultimi giorni ha provocato la fusione di gran parte della neve esistente al suolo.

2xas_jtPersino nel villaggio di Ojmjakon, al centro della Jacuzia (a 750 metri di altezza sul livello del mare), conosciuto in tutto il mondo come il principale polo del gelo dell’emisfero boreale, dove spesso nella stagione invernale la colonnina di mercurio scivola sotto il muro dei -60°C, nel fine settimana il termometro è salito sopra la soglia dei +9°C. Anche qui la neve, dopo l’aumento termico e grazie anche al soleggiamento diurno sempre più intenso e prolungato, è quasi sparita del tutto, nonostante il buon innevamento presente dalle scorse settimane. Basti pensare che fino al 1 Maggio 2014 a Ojmjakon c’erano accumulati sul terreno oltre 25 cm di neve, a seguito delle persistenti nevicate verificatesi nel mese di Aprile, quando la Jacuzia veniva interessata dal passaggio di profonde circolazioni depressionarie extratropicali di origine artica, collegate direttamente al “lobo” siberiano del vortice polare che per diverse settimana ha stazionato a ridosso delle coste artiche della Siberia centro-orientale.

cursnow_alaskaDurante le scorse settimane, fra la seconda e la terza decade di Aprile, una serie di importanti avvezioni di aria calda aveva interessato la regione del Bajkal, dove i termometri, per la prima volta nel 2014, avevano di colpo varcato la soglia dei +27°C +28°C in diverse località. Anche lungo le rive del Bajkal, il lago più profondo della Terra, i termometri hanno varcato la soglia dei +26°C +27°C durante le ore centrali del giorno. Temperature, come nel pieno della stagione estiva, si sono misurate anche su buona parte della dell’altopiano della Siberia centrale, a causa dell’afflusso di una sostenuta ventilazione da S-SO e SO, che ha convogliato aria decisamente calda, di tipo temperata continentale, che dalle steppe del Kazakistan settentrionali (che iniziano a scaldarsi sotto la crescente insolazione del mese di Maggio) e dalla Siberia sud-occidentale si è mossa in direzione dell’altopiano della Siberia centrale, comportando un significativo aumento termico su buona parte della Siberia centrale, oltre che ad un incremento del geopotenziale nella media troposfera. Gli effetti di questa avvezione calda, attivata dall’affondo verso il bassopiano della Siberia occidentale di una vasta circolazione depressionaria a carattere freddo, facente capo alla circolazione ciclonica del vortice polare attivo sull’Artico russo, si sono avvertiti sensibilmente in molte aree della Siberia meridionale, dove già a metà Aprile i termometri avevano oltrepassato la soglia dei +25°C, con picchi di ben +27°C +28°C nella regione dell’Altaj, visto l’afflusso di masse d’aria piuttosto miti in risalite dalle steppe del Kazakistan occidentale. Queste temperature cosi insolitamente elevate hanno comportato una drastica fusione del manto nevoso su buona parte della Siberia, fino a latitudini piuttosto elevate.  

stock-footage-russia-siberia-town-novosibirsk-july-thunder-storm-lightnings-over-a-cityAttualmente la neve permane al suolo solo sul nord della Siberia centrale e sull’altopiano della Siberia orientale, con buoni accumuli soprattutto fra la penisola di Tajmyr e la penisola dei Cukci. Più a nord invece il gelo continua a farla da padrone. Le isole della Novaja Zemlja e della Nuova Siberia, sul mar Glaciale Artico, rimangono ancora coperte da una spessa coltre di ghiaccio. Un buon innevamento copre le coste siberiane affacciate fra il mar di Kara, mare di Laptev e mar della Siberia Orientale. Ma parliamo di aree già inglobate nella fascia climatica sub-polare, oltre i 60° di latitudine nord. Qui il disgelo si inizia ad avvertire (normalmente) già dalla prima decade di Giugno, quando il sole raggiunge la massima altezza sopra la linea dell’orizzonte. Dall’altra parte dello Stretto di Bering anche lungo le coste occidentali dell’Alaska la neve è ormai fusa. Fin dai 600/700 metri di altezza i rilievi appaiono spogli di neve fino alla costa nord-occidentale. Solo nell’estremo tratto di costa settentrionale dell’Alaska, affacciata sul gelido mar di Beaufort, rimane al suolo ancora un buon manto nevoso, con accumuli che superano i 20-30 cm di neve fresca in diverse aree dell’Alaska settentrionale.