Potrebbero essere legati a danni prodotti nel Dna l’origine e lo sviluppo della malattia di Alzheimer, che colpisce il 30% degli individui tra gli 85 e i 90 anni e il 45% di quelli con piu’ di 90 anni. E’ quanto emerge da uno studio effettuato dai ricercatori del Centro di Neurobiologia dell’Invecchiamento dell’Inrca di Ancona, l’unico Irccs (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) che si occupa di Gerontologia e Geriatria in Italia. Il team scientifico, guidato dal prof. Fiorenzo Conti, con in prima linea la dott. Tiziana Casoli ha analizzato, tra il 2009 e il 2010, 36 pazienti del reparto di Geriatria dell’ospedale Inrca di Fermo: 18 affetti da Alzheimer, 18 no, di pari eta’ (tra i 74 e i 76 anni) ed equamente suddivisi per sesso. Il Dna contenuto nei mitocondri, organelli presenti nelle cellule, e’ risultato alterato nei malati di Alzheimer rispetto ai pazienti anziani non affetti dalla malattia. L’ipotesi e’ che il disequilibrio tra esposizione a radicali liberi e difese antiossidanti abbia determinato le alterazioni, contribuendo all’insorgenza del morbo di Alzheimer. Un’ipotesi che rafforza altre linee di ricerca che stanno testando l’uso di antiossidanti uniti ai farmaci tradizionali per rallentare gli effetti della malattia di Alzheimer, sempre piu’ diffusa e con un impatto sociale devastante: l’autonomia del paziente diminuisce progressivamente richiedendo impegno e costi crescenti da parte delle famiglie e della societa’. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Clinical and Translational Neurology.
Ricerca: l’Alzheimer forse legato a danni nel DNA


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