Salute: curare il diabete con un cerotto. Sbarca in Italia l’idea di un papà

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diabeteBasta tubicini che intralciano il lavoro, il gioco o lo sport nelle persone con diabete. Anche loro potranno sperimentare il piacere di una doccia o una nuotata in piena liberta’. L’insulina diventa ‘friendly’ grazie al primo cerotto microinfusore che sbarca in Italia. Il dispositivo e’ senza cateteri e si indossa sotto i vestiti; e’ compatto, piccolo, leggero e impermeabile, quindi non va scollegato se immerso nell’acqua. Segni particolari: nasce dal sogno di un padre, che voleva vedere il figlio diabetico libero di fare una corsa o una partita a calcio con gli amici senza sentirsi vincolato dalla malattia. ‘Mylife OmniPod’, questo il nome del cerotto microinfusore accompagnato da un palmare per il comando da remoto, e’ stato illustrato oggi a Milano durante un incontro promosso dall’azienda svizzera Ypsomed, operativa anche in Italia con una filiale aperta di recente. E’ gia’ utilizzato da oltre 65 mila pazienti nel mondo (di cui oltre 10 mila bambini e adolescenti) e da piu’ di 13 mila in Europa. Con oltre 20 milioni di ‘Pod’ prodotti finora, per un totale di 60 milioni di giorni di trattamento, il cerotto entra sul mercato tricolore nella versione di seconda generazione, quindi gia’ ‘collaudato’, apprezzato e affidabile, assicurano gli esperti. Il dispositivo sara’ presentato alla comunita’ medica al XXV Congresso nazionale della Societa’ italiana di diabetologia (Sid), in programma a Bologna dal 28 al 31 maggio. Una novita’ dedicata ai 250-300 mila italiani con diabete di tipo 1, malattia in aumento: “Secondo studi relativi al Nord Italia, negli ultimi 20 anni si e’ registrato un +3,3% annuo del tasso di incidenza”, sottolinea Daniela Bruttomesso, coordinatrice nazionale Gruppo di studio intersocietario tecnologia e diabete. Eppure “nel nostro Paese la terapia insulinica con microinfusori e’ ancora poco diffusa. La impiegano poco piu’ di 10 mila pazienti”, pur “quadruplicati rispetto al 2005”. DIABETE COPERTINA - CopiaLa percentuale e’ dunque inferiore al 10% dei malati, contro il 40% negli Usa e quasi il 20% di Paesi quali Norvegia, Austria, Olanda e Svizzera. “Secondo i dati della letteratura e l’esperienza clinica – ricorda Angela Girelli, dirigente medico Uo Diabetologia per l’educazione e il trattamento della persona con diabete degli Spedali Civili di Brescia – i soggetti in trattamento con microinfusione continua di insulina riportano migliore qualita’ di vita e maggior soddisfazione, rispetto alla modalita’ multi-iniettiva”. Va inoltre considerato, aggiunge Giuseppe Lepore, dirigente medico Usc Malattie endocrine e Diabetologia dell’ospedale ‘Papa Giovanni XXIII’ di Bergamo, responsabile Ambulatorio tecnologia e diabete, che “la terapia insulinica nei bambini e adolescenti e’ piu’ complessa che negli adulti. Le dosi sono proporzionali al peso, spesso si tratta di frazioni di unita’, che non e’ possibile somministrare con la tradizionale terapia iniettiva. Non solo: poiche’ bambini e ragazzi variano molto l’attivita’ fisica e assumono frequenti spuntini, per ottimizzare il compenso glicemico sarebbe necessario un numero elevato di iniezioni quotidiane, causa di forte disagio, soprattutto in pubblico. Il microinfusore puo’ risolvere queste difficolta’. In particolare, i microinfusori di ultima generazione sono molto leggeri, garantiscono un’ottima portabilita’ e sicurezza, anche in occasione di attivita’ sportive. Inoltre si possono applicare in posizioni meno visibili, risultando piu’ discreti”. Per Egidio Archero, presidente Fand-Associazione italiana diabetici, “la tecnologia che aiuta a migliorare la qualita’ di vita e’ fondamentale. Piu’ ci si libera da vincoli strumentali che impediscono i movimenti o evidenziano la condizione diabete, piu’ si e’ liberi di interagire con la realta’ circostante”.