Situate su sponde opposte dell’Adriatico, Venezia e Dubrovnik (Croazia) sono accomunate da una sfida: bilanciare un crescente flusso di visitatori con la protezione del loro inestimabile patrimonio artistico ed architettonico. Se n’è parlato ieri al Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (Ecosoc), a New York. “Le città sono organismi viventi”, ha spiegato Joan Clois, direttore del Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani. “Quando una civilizzazione muore, anche le le città muoiono e si spopolano”. Hermes Redi, il direttore esecutivo del Consorzio VeneziaNuova, ha illustrato alla platea internazionale lo stato di avanzamento dei lavori del MOSE, il sistema di dighe mobili che dovrebbero salvare il gioiello della laguna dall’acqua alta sempre più frequente. Secondo Redi, che in una presentazione interattiva ha spiegato il design e il funzionamento della mastodontica opera, il progetto è completo all’80%. Tra le soluzioni ideate dalla città di Dubrovnik per controbilanciare l’enorme flusso turistico, ha spiegato il sindaco Andro Vlahusic, c’è la costruzione di varie strutture ricettive e d’intrattenimento fuori dalle mura storiche della città. “Venezia non è un deserto”, ha sottolineato l’ambasciatore Antonio Armellini, arrivato in sostituzione del sindaco Giorgio Orsoni. “La vera sfida è creare posti di lavoro e alloggiamenti adeguati a prezzi ragionevoli”. “Il patrimonio culturale è il nostro asset più prezioso”, ha detto Peter Debrine, del World Heritage Center Unesco.
Salvare Venezia e Dubrovnik: all’Onu la sfida per il futuro


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