Sempre più spaventosa la siccità nell’Egitto centro-meridionale, in alcune oasi l’ultima goccia di pioggia risale al 2009

Prosegue la lunga siccità in vaste aree dell’entroterra desertico egiziano, dove ormai non si vede una sola goccia di pioggia da svariati anni. Molte stazioni meteorologiche non registrano più precipitazioni, degne di tale nome, da più di 6-7 anni, salvo rarissime eccezioni ben localizzate. In questi ultimi anni l’entroterra desertico dell’Egitto, assieme al deserto di Atacama e alle aree interne del Plateau antartico, è stato una delle aree più secche del nostro pianeta. Ma se analizziamo i dati si nota come in molte località dell’Egitto centrale e meridionale le brevissime fasi precipitative si siano praticamente ridotte all’osso. Ad Assuan, per esempio, l’ultima precipitazione degna di nota risale all’Ottobre 2012, quando dei brevi rovesci di pioggia lasciarono un accumulo, fra 1-2 mm. Poi nulla di veramente significativo. Ma la vera anomalia pluviometrica la si riscontra molto più a sud, in pieno deserto. Difatti, progredendo verso sud, all’altezza di Farafra, nel cuore del fantastico deserto bianco egiziano (chiamato cosi per le sue spettacolari formazioni calcaree erose dal vento e dall’acqua), da anni non si vedono più precipitazioni ne nubi che possano portarle. E’ vero che stiamo parlando di uno dei posti più secchi di tutto il nostro pianeta, dove solitamente possono passare diversi anni prima di vedere un evento precipitativo degno di nota. In genere in autunno e durante la stagione invernale la coda di qualche fronte freddo riesce a scendere fino al cuore del deserto egiziano, trascinando masse d’aria più fresche ed umide, dal Mediterraneo, che scontrandosi con l’aria più calda e secca preesistente in loco, nei bassi strati, possono originare degli annuvolamenti cumuliformi capaci di dare la stura a brevi rovesci di pioggia, o persino a dei temporali.

Il palmeto dell'oasi di Farafra
Il palmeto dell’oasi di Farafra

Da alcuni anni il “getto sub-tropicale” si presenta sempre più intenso sopra la fascia sahariana, con “Jet Streaks” (massimi di velocità del “getto” in alta quota) che pilotano questi impulsi umidi e instabili a latitudini più settentrionali, verso est, invece di lasciarli scivolare verso sud-est, coinvolgendo più direttamente la vastissima regione desertica egiziana. Sta di fatto che fino ad oggi, a Farafra, fino ad oggi l’ultimo temporale senza precipitazioni risale al 2011, mentre le ultime precipitazioni misurabili nell’area del deserto bianco, risalgono al Gennaio del 2009, anche se non viene segnato alcun tipo di accumulo, probabilmente solo tracce (meno di 1 mm). Da quel momento in poi non si sono più registrate precipitazioni. La penuria d’acqua, data dalla cronica assenza di precipitazioni, rischia di essiccare il meraviglioso palmeto che caratterizza una delle oasi più importanti del deserto bianco egiziano. I dati pluviometrici di Farafra, come quelli di molte stazioni limitrofe, lungo il deserto bianco egiziano, sono molto chiari. Poco lontano da Farafra sono diverse le stazioni egiziane rimaste a secco (0 mm) dal 2008 ad oggi. Con molta probabilità questa è una delle aree più secche dell’intero deserto del Sahara, fra le più secche al mondo dopo il deserto di Atacama. Negli ultimi anni però la fase siccitosa è stata ulteriormente enfatizzata dal ripetersi di pattern atmosferici su larga scala, caratterizzati da una sensibile intensificazione del “getto sub-tropicale” tra l’Atlantico tropicale, la vasta area sahariana e la penisola Arabica, con il passaggio di “Jet Streaks” sui 280-300 km/h a più di 9000 metri di altezza.

farafraQuesti fiumi d’aria, ad altissima velocità, hanno spinto i sistemi frontali e le perturbazioni “barocline” a latitudini più settentrionali, impendendo di fatto un loro sconfinamento verso latitudini più meridionali, nell’area settentrionale sahariana. Tale configurazione ha caratterizzato anche la scorsa stagione invernale, con la persistente fase di “AO” e “NAO” positiva che hanno caratterizzato la gran parte della stagione invernale, con effetti ben evidenti sul vecchio continente, dove si è sperimentato uno degli inverni più miti di sempre, dopo quello eccezionale del 2007.