E’ comunemente chiamato ”il triangolo delle Bermude spaziale” ma il nome scientifico corretto e’ Anomalia del Sud Atlantico (SAA, South Atlantic Anomaly). Cioe’ un’anomalia del campo magnetico terrestre, che in quella zona, localizzata pressappoco qualche centinaio di chilometri al di sopra delle coste brasiliane, e’ piu’ debole. Per la precisione e’ il ”punto” dove le fasce di Van Allen, gli anelli di particelle elettricamente cariche che circondano la Terra, arrivano piu’ vicino alla superficie del pianeta. Gia’ nel 1950, quando le fasce di Van Allen furono scoperte, gli scienziati sospettarono che la SAA potesse rappresentare un rischio. In seguito, con il succedersi e il raffinarsi delle missioni spaziali, si e’ potuto verificare quanto quel flusso di particelle possa interferire con le attivita’ umane nello spazio. Come sulla Terra ed il suo omonimo Triangolo delle Bermude.
Lo rivela il notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica. Gli esempi di cio’ che di ”strano” accade non mancano: il telescopio spaziale Hubble e altri satelliti artificiali devono spegnere gli strumenti piu’ delicati quando attraversano l’anomalia al fine di non comprometterli. Ancora, diversi astronauti sugli Shuttle hanno riferito, evidenzia Media Inaf, di computer andati in crash e di lampi luminosi davanti agli occhi, in concomitanza di un transito attraverso l’Anomalia. Anche per questo motivo, la progettazione della Stazione Spaziale Internazionale ha richiesto una schermatura supplementare, poiche’ l’inclinazione della sua orbita la porta a passare periodicamente attraverso la SAA. Un gruppo interamente composto da ricercatori Inaf e associati, trovandosi a progettare un nuovo telescopio spaziale la cui orbita prevista attraversa la zona piu’ bassa di quell’area pericolosa, ha voluto conoscere piu’ a fondo l’Anomalia. Il gruppo, guidato da Riccardo Campana, assegnista allo Inaf-IASF di Bologna, ha rispolverato cosi’ i dati di un satellite italiano in raggi X, BeppoSAX, una sonda che nella sua gloriosa carriera tra il 1996 e il 2002 ha piu’ volte attraversato l’area in oggetto, registrando con lo strumento PM (Particle Monitor) il flusso di particelle.
”Abbiamo usato dati mai pubblicati del Particle Monitor a bordo di BeppoSAX – dice Campana a Media Inaf -, per mappare una zona poco nota ma molto importante dell’Anomalia Sud Atlantica, una zona della magnetosfera terrestre in cui vi e’ un elevato flusso di particelle di alta energia”. Un lavoro che permette di pianificare al meglio la vita operativa di futuri satelliti. Il flusso di radiazione della SAA, infatti, limita la vita operativa e le prestazioni degli strumenti. Lo studio, in via di pubblicazione sulla rivista Experimental Astronomy, ha riscontrato che i livelli di radiazione nello strato inferiore dell’Anomalia risultano molto inferiori rispetto agli strati superiori e che l’Anomalia si sta lentamente spostando verso ovest. Questo e’ sostanzialmente in linea con i dati ricavati da un altro satellite che che ha analizzato la regione centrale della SAA. I dati di BeppoSAX possono ora essere aggiunti alle mappe esistenti della regione, fornendo ai progettisti un quadro piu’ completo dell’Anomalia, per sfuggire alle sue insidie.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?