Terremoto in Emilia ed attività umana: il parere di Sabrina Mugnos in esclusiva a MeteoWeb

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sabrina_4Poche settimane fa la commissione di esperti, chiamati a raccolta proprio dalla Regione Emilia Romagna a partire dal maggio 2013 per esprimersi sulle possibili cause del terremoto del 2012, ha ha praticamente escluso che l’attività umana sia stata l’unica causa della sequenza sismica avvenuta in Emilia due anni fa. Non è invece possibile escludere, ma neanche provare, che abbia avuto un qualche ruolo nell’innescare quei terremoti, stimolando una faglia già vicina al punto di rottura. Assodato ciò, ci piacerebbe conoscere il significato intrinseco di quel “non è possibile escludere“… A tale proposito abbiamo voluto condividere la nostra “curiosità” con la Dottoressa Sabrina Mugnos, geologa e scrittrice.
Secondo la commissione internazionale di geologi, sismologi e ingegneri – afferma la Mugnos – incaricata di indagare sulla possibile connessione tra i due terremoti di magnitudo 5.9 e 5.8 avvenuti in Emilia Romagna, rispettivamente, il 20 e 29 maggio 2012, e la locale attività estrattiva di idrocarburi, i sismi potrebbero essere stati innescati a causa delle operazioni effettuate nel sito petrolifero di Cavone ad opera della società Gas Plus. In particolare, nelle loro conclusioni, gli esperti affermano che “non può essere escluso” che le attività di estrazione di petrolio e d’iniezione di fluidi nel sottosuolo (operazione che facilita la risalita degli idrocarburi) possano aver innescato il terremoto del 20 maggio il quale avrebbe, a sua volta, favorito l’insorgere di quello del 29 maggio per la migrazione, verso ovest, del cumulo di stress crostale. mugnosOvviamente – prosegue Sabrina Mugnos – ciò non significa che l’attività estrattiva abbia dato origine al terremoto di per sé, ma solo che potrebbe averlo stimolato. La regione si colloca, infatti, sul fronte attivo di sollevamento ed accavallamento della catena appenninica, in cui sono implicate enormi forze tettoniche che deformano continuamente la crosta, anche attraverso faglie in grado di generare terremoti di una certa energia. La magnitudo dei due sismi avvenuti è, in tal senso, del tutto comparabile con quella storica nota nell’area (quando ancora non vi erano attività estrattive) e, quindi, riferibili alla geodinamica crostale regionale. Tuttavia, nella relazione della commissione viene sottolineato che, nel caso in cui tali faglie si fossero trovate in uno stato limite (ossia prossime alla rottura ed al movimento), le attività antropiche di quel sito potrebbero aver funzionato da innesco. In altre parole, le condizioni al contorno sarebbero state già predisposte naturalmente all’evento sismico (condizione necessaria), che avrebbe potuto aver luogo entro un tempo di ritorno naturale. Ma le attività umane estrattive e d’iniezione di fluidi avrebbero generato variazioni di stress interni alla crosta che, sebbene estremamente piccole, sarebbero state sufficienti ad innescarlo. Tali conclusioni sarebbero state ottenute attraverso l’osservazione dei dati sismici, che avrebbero evidenziato un aumento dell’attività sismica a partire dall’aprile 2011 (data di apertura del pozzo di Cavone) al 20 maggio 2012, e l’uso di modelli fisici che hanno ricostruito la fluidodinamica all’interno della riserva di idrocarburi e delle rocce circostanti. Alle stesse conclusioni non sembrano tuttavia essere giunti gli esperti della società petrolifera del sito di Cavone. Essi escluderebbero una connessione tra l’attività estrattiva e il terremoto del 20 maggio. Mugnos_2A loro favore citano l’assenza di sismi indotti direttamente dall’estrazione di petrolio, la distanza tra il sito estrattivo e l’epicentro del terremoto (circa 20 km) e la modesta produzione del pozzo (500 barili di petrolio al giorno)”. “Tuttavia – continua la geologa – Geoffrey Abers, esperto sismologo della Columbia University, afferma che tali fattori non possono essere usati per escludere la connessione. A Denver è stato dimostrato che due terremoti di magnitudo 4.5 e 5, avvenuti nel 1967, sono stati innescati dal pompaggio nel sottosuolo di fluidi da parte di un’industria chimica e che questi sono accaduti a più di un anno dalla cessazione delle attività e a 10 chilometri dal sito. Allo stesso tempo, in Oklahoma, un terremoto di magnitudo 5 è stato verosimilmente causato dall’iniezione di acqua in un pozzo petrolifero, sebbene i volumi in gioco fossero esigui. Di fatto, quindi, rimangono aperte ancora molte questioni, data anche la complessità delle variabili all’origine di un terremoto. Tuttavia, è ragionevole pensare, sulla base degli elementi raccolti e delle evidenze scientifiche, che l’immissione di fluidi nel sottosuolo e/o la loro estrazione possano favorire il movimento o la rottura di faglie già in uno stato precario di equilibrio, a causa degli stress tettonici naturalmente accumulati”. (Riferimento: http://www.sciencemag.org/content/344/6180/141.summary)