Viaggio in Cornovaglia tra le rovine del Tintagel Castle, sulle tracce del mitico re Artù

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TINTAGELSu uno sperone roccioso proteso sul mare, battuto dalle onde e dalle frequenti tempeste, si ergono le rovine del Castello di Tintagel… un luogo ricco di leggende, in stretto rapporto con le manifestazioni primigenie delle natura, espresse sotto forma di tempeste o di nebbie misteriose che avvolgono magicamente ogni cosa… un luogo suggestivo, fuori dal tempo. Le fiabe, si sa, hanno sempre avuto un grande fascino: quelle di sapore medievale, in cui castelli, spade, principi e principesse dominano la scena, hanno da tempi immemori attratto grandi e piccoli di intere generazioni, che si sono immedesimati con passione in essi. Bene, in Cornovaglia, la fiaba trova una sua personalizzazione nelle rovine di Tintagel Castle in cui, secondo la leggenda, nacque re Artù.

TINTAGEL 1Ma chi era in realtà quest’eroe semi-leggendario? Si tratta di una figura storica, quasi sicuramente uno dei capi bretoni che animarono la vittoriosa resistenza dei Celti della Cornovaglia contro la conquista anglosassone alla fine V –inizio del VI secolo d.C. La prima fonte britannica che parla di Artù è un accenno del “Gododdin”; testo del VI secolo dove appare come capo guerriero. La materia assume, poi, tratti epici nell’”Historia Brittonum”, cronaca in latino di Nennius del X secolo, e nel “Roman de Brut” di Robert Wace (XI secolo), dedicato all’omonimo nipote di Enea, mitico avo dei Bretoni. Da tali testi, il vescovo Goffredo di Monmouth trasse l’”Historia Regum Britanniae”, nel 1135; un’opera che mischia storia e tradizioni celtiche e cristiane, con l’intento di dotare i Britanni di un eroe nazionale pari a Carlo Magno. In essa troviamo Merlino, Vortigern, Uter Pendragorn, Ginevra, ma nessun cenno a Parsifal, Lancillotto o al Sacro Graal, che entra nella saga solo nell’incompiuto poema “Perceval” di Chrétien de Troyes e nel “Parzifal” di Wolfram von Eschenlbach.

TINTAGEL 2Lo spettro di re Artù sembra aleggiare sul villaggio di Tintagel e sulle rovine del Castello…poiché ci sono leggende destinate a durare per l’eternità nell’immaginario collettivo, in cui le forze del bene e quelle oscure si scontrano, facendo nascere miti, come quello di mago Merlino, figlio di un demone e di una donna mortale, erede da parte di padre di quell’arte impalpabile che è la magia, ma non necessariamente benevola, come molti credono. Fu proprio Merlino, grazie ai suoi poteri, a far nascere re Artù nel celebre Castello, allevandolo e portandolo sul trono. Secondo alcuni storici, Tintagel Caste fu fatto costruire tra il 1227-1240 circa da Riccardo, duca di Cornovaglia, che scelse di erigerlo in un promontorio sull’Oceano Atlantico, proprio sulla base della nota leggenda, secondo cui quello sarebbe stato il luogo natale di re Artù, sfatando il preconcetto che l’area non fosse logisticamente e strategicamente idonea alla realizzazione di un edificio del genere. Secondo un’altra teoria, era stato, forse, già iniziato nel 1131 da Reginaldo di Cornovaglia.

TINTAGEL 4Nel corso dei secoli, molte parti dell’edificio caddero in mare e già intorno al XIV secolo la Great Hall era priva del tetto. Nel 1483 del castello rimanevano per lo più delle rovine, eccezion fatta per la cappella, all’epoca ancora in uso. Nel 1998, scavi effettuati sotto la direzione di Chris Morris dell’Università di Glasgow, portarono alla luce, oltre a varie suppellettili risalenti ad un’epoca che va dal V secolo al VII secolo, anche una lastra, la cosiddetta Pietra di Artognou, risalente al VI secolo, che reca la scritta in lingua latina “Pater coli avi fecit Artognov”, traducibile come “Costruito da Artognou, padre di un discendente di Coll”. Il nome “Artognou” ha fatto pensare ad Artù e lo stesso Coll, secondo la leggenda tramandata da Goffredo di Monmouth, sarebbe stato un parente di re Artù. Oggi del Tintagel Castel , nel nord della Cornovaglia, nell’Inghilterra sud-occidentale, restano solo ruderi a picco sul mare, aguzzi, informi, difficili da interpretare, ma basta spostare lo sguardo intorno ad essi per scorgere brughiere, baie impervie e strapiombi da capogiro.