Con l’arrivo della primavera in India entra nel vivo la stagione del grande caldo, a seguito del passaggio del sole allo “Zenit” (quando i raggi solari perpendicolari sopra la linea dell’orizzonte nelle ore centrali del giorno). In molte città dell’India meridionale e centrale le medie delle temperature massime sono state sempre superiori ai +39°C +40°C all’ombra, cifre che spesso si associano ad alti indici di umidità relativa che contribuiscono a rendere ancora più soffocante la calura. Ma in questi ultimi giorni l’insopportabile cappa di afa, che comincia a formarsi sopra l’India centro-settentrionale, è stata ammorbidita dalla formazione dei primi intensi temporali “termoconvettivi”, tipici nella stagione calda pre-monsonica, nelle aree più interne dell’India meridionale e centrale. L’accumulo di enormi quantità di aria molto calda e umida nei bassi strati, assieme all’intensa insolazione diurna e alla scarsa ventilazione (calme orizzontali), sono i fattori che hanno contribuito all’esplosione dell’attività convettiva nelle regioni interne dell’India meridionale e centrale, dove nei giorni scorsi si sono formate le prime grosse “Cellule temporalesche” e i primi “Clusters” della fase pre-monsonica. Alcuni di questi temporali, essendo alimentati da“Updrafts” molto intensi, hanno raggiunto un importante sviluppo verticale, con le sommità dei cumulonembi che sono giunte fin sopra i 10-11 km di altezza. I forti rovesci e gli acquazzoni pomeridiani hanno regalato un po’ di refrigerio alla popolazione indiana, che da settimane è costretta a sopportare la forte calura tipica di questo periodo dell’anno, con i termometri che varcano il muro dei +40°C +42°C. In alcune località dell’India centrale e meridionale i temporali di calore sono stati particolarmente intensi, al punto da scatenare veri e propri nubifragi di breve durata. Nella giornata di ieri un violento temporale, accompagnato da scariche elettriche e forti raffiche di vento, che hanno superato i 90 km/h (legate ai “Downbursts”) ha colpito con estrema durezza la capitale indiana New Delhi, provocando la morte di almeno 9 persone, a seguito dello sradicamento di decine di alberi e del crollo di alcuni muretti in cemento.
Il forte temporale, che nel corso della serata si è spostato verso le pianure del Gange, assumendo le caratteristiche di un “Cluster” piuttosto imponente, ha causato grandi rallentamenti sulle arterie stradali e bloccato i servizi di metro e operazioni di volo. Migliaia di persone sono rimaste bloccate all’esterno delle stazioni, mentre alberi, semafori e linee elettriche venivano abbattuti con una frequenza altissima. I forti rovesci di pioggia, preceduti da intensi “Downbursts”, hanno reso la precipitazioni quasi orizzontale, con un autentico muro d’acqua che ha ridotto la visibilità orizzontale a pochi metri di distanza. Purtroppo fenomeni temporaleschi cosi estremi sono tipici di questa stagione (alla fine del caldo pre-monsonico) fra l’India settentrionale, il versante meridionale dell’Himalaya e il Bangladesh. Difatti, in questo particolare periodo dell’anno l’onda di calore che si forma sull’area indo-pakistana, a seguito del passaggio del sole allo “Zenit” lungo il tropico del Cancro, si estende anche nella media troposfera, dove troviamo masse d’aria molto calde e secche che tenderanno a stazionare sui medesimi territori fino alla seconda decade del mese di Giugno.

Questa intensa onda di calore semi/permanente fornirà anche una accentuazione dell’instabilità atmosferica, favorendo l’improvvisa formazione di violenti temporali di calore, fra il nord dell’India e il Bangladesh, accompagnati da tempeste elettriche, forti rovesci di pioggia e turbolenti colpi di vento. Questi intensi fenomeni temporaleschi, tipici nel periodo caldo pre-monsonico, scoppiano di colpo, non appena il ramo principale del “getto sub-tropicale” sconfina sopra lo spesso strato di aria molto calda e secca, che in questo periodo comincia a formarsi sopra l’area indo-pakistana. Tale sconfinamento del “getto” in quota innesca grandi turbolenze pronte ad estendersi fino ai limiti superiori della troposfera. La caratteristica di questi temporali è quella di essere caratterizzati da forti “Updrafts”, visto il potenziale termico presente nei bassi strati (aria molto calda d’origine sub-tropicale continentale) che contribuisce a far esplodere verso l’alto i cumulonembi, facendogli raggiungere delle altezze considerevoli, ben oltre i 12-14 km di spessore. A queste quote le incudini dei cumulonembi tendono ad essere spazzate dai violentissimi venti della “corrente a getto” (di solito provenienti da Ovest o O-SO) e si portando a notevole distanza dalla base dei cumulonembi, divergendo verso est e assumendo il tipico asse obliquo, ben identificabile dalle moviole satellitari, causando anche una importante perdita di aria (dalla sommità) sospinta dal “getto“ stesso.

In questi casi, per la perdita di molta aria pilotata dai bassi strati dai moti ascensionali, la “Cellula temporalesca” è costretta a richiamare altra aria calda dall’ambiente circostante, intensificando notevolmente il temporale che può divenire veramente forte, apportando precipitazioni molto forti accompagnate da impetuose raffiche di vento prodotte dai “Downburst” (forti correnti discendenti che raggiungono il suolo e tendono a divergere orizzontalmente in più direzioni). Intanto l’intensa calura che si sta accumulando nei bassi strati favorirà lo sviluppo della profonda depressione termica (minimo barico al suolo sotto i 995 hpa), tra l’est del Pakistan e l’India settentrionale, che fungerà da richiamo all’umido “Monsone di SO”, già attivo davanti le coste della Somalia, che nel periodo estivo, da Giugno a Settembre, dispensa intense precipitazioni su gran parte del sub-continente indiano, spesso enfatizzate dall’orografia (rilievi del Ghati e Himalaya).


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