Animali: estinto in Australia il 10% dei mammiferi dall’arrivo degli europei

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642px-Topography_of_australiaOltre il 10% dei mammiferi nativi dell’Australia si sono estinti dopo l’insediamento europeo in poco piu’ di due secoli, a un tasso notevolmente piu’ alto di ogni altro continente. Lo studio di tre anni guidato da John Woinarski, docente di biologia della conservazione dell’Universita’ Charles Darwin, ha esaminato le sorti dei mammiferi australiani negli ultimi 200 anni e ha concluso che una o due specie si sono perdute ogni decennio, mentre un altro 20% dovrebbe essere riconosciuto in pericolo. L’Australia ospita una varieta’ unica di animali, e circa l’86% dei suoi 315 mammiferi terrestri non si trova in alcun altro luogo del mondo. “Se le tendenze correnti continuano, molte delle 55 specie gia’ minacciate scompariranno nell’arco della nostra vita”, scrive Woinarski, aggiungendo che anche animali un tempo largamente diffusi, come il koala, sono “in grave declino”. Principali imputati sono i gatti, dapprima usati per controllare la popolazione di ratti nelle navi con cui arrivavano i coloni europei e passati in gran numero allo stato selvatico, con una popolazione stimata fra 10 e 20 milioni. “Se dovessimo scegliere un intervento chiave per conservare la biodiversita’ dell’Australia, dovrebbe essere il controllo o l’eliminazione dei gatti selvatici, che attualmente minacciano almeno 100 specie di mammiferi”, aggiunge. Lo studio Action Plan for Australian Mammals, di 1038 pagine, e’ la prima ricognizione comprensiva dello stato di conservazione di tutti i mammiferi australiani. Come i gatti, mette sotto accusa le volpi, anch’esse introdotte dai coloni inglesi per lo sport della caccia, e inoltre il cambiamento climatico, gli incendi e la distruzione degli habitat. “Gli australiani spendono ogni anno 6 miliardi di dollari (4,2 miliardi di euro) in animali di compagnia”, osserva lo studioso. “Se solo un decimo di quella somma fosse aggiunta agli sforzi di conservazione, avremmo una situazione piu’ equilibrata e si potrebbe prevenire l’estinzione di molte piu’ specie”, aggiunge.