Cambiamenti climatici: Obama contro l’Australia

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obamaIl cambiamento climatico potrebbe essere la sfida più significativa, nel lungo periodo, per il pianeta. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in un’intervista televisiva in cui ha sottolineato le differenze crescenti tra lui e il primo ministro australiano, il conservatore Tony Abbott, che ha sminuito l’importanza della difesa dell’ambiente. I due leader si vedranno domani, a Washington, per il loro primo incontro formale.
Le differenze tra Obama e Abbott sul riscaldamento globale sono evidenti e, secondo le fonti diplomatiche del Guardian, il presidente non avrebbe intenzione di minimizzarle. Non a caso, la Casa Bianca è impegnata in uno sforzo senza precedenti per raggiungere una nuova intesa mondiale sul clima, che potrebbe essere stimolata dal nuovo piano di riduzione dell’inquinamento delle centrali elettriche statunitensi presentato da Obama. Il presidente degli Stati Uniti non perde occasione per sottolineare l’importanza di combattere per la difesa dell’ambiente e si augura di lasciare come eredità politica nuove norme per limitare le emissioni di diossido di carbonio. Abbott, ieri a New York, ha chiarito di pensarla diversamente: “Il cambiamento climatico è una tematica mondiale molto significativa. E’ la più importante al momento? Non credo. Quello che non faremo sarà colpire la nostra economia e perdere posti di lavoro con cose come una ‘carbon tax’ che uccide l’occupazione”. Abbott, come i repubblicani americani, contesta il collegamento diretto tra il cambiamento climatico e gli eventi atmosferici disastrosi: durante i vasti incendi dello scorso anno, per esempio, ha dichiarato che “non dipendono certamente dal cambiamento climatico. Fanno parte della vita in Australia, da quando gli esseri umani vivono su questo continente”. Obama, nonostante l’opposizione dei repubblicani alla Camera a un’ampia riforma in difesa dell’ambiente, è fiducioso perché “le persone cominciano a vedere con maggior frequenza eventi meteorologici estremi, vedono che le tempeste che una volta accadevano ogni 100 anni ora avvengono ogni uno o due anni, e cominciano a pensare che sia ora di premiare i politici che parlano onestamente di questo problema”. La Casa Bianca sta facendo pressioni in modo che il cambiamento climatico sia inserito nell’agenda del G20 in programma a Brisbane, in Australia, a novembre, dedicato per Abbott essenzialmente all’economia. L’alleanza del premier australiano con l’omologo canadese, Stephen Harper, potrebbe impedire il raggiungimento di un’intesa a livello mondiale. A dicembre, i leader di molti Paesi si incontreranno a Lima, in Perù, per un vertice delle Nazioni Unite che avrà l’obiettivo di preparare una bozza per un trattato sul clima da firmare nel 2015, che dovrebbe obbligare le maggiori economie del mondo a ridurre le emissioni di anidride carbonica. La speranza è di evitare un altro fallimento, dopo quello del Protocollo di Kyoto (1997), che non è stato ratificato dagli Stati Uniti. Obama ha avuto però parole positive sull’Australia per le leggi sulle armi: “Hanno avuto una sparatoria simile a quelle di Columbine e Newtown e hanno detto: ‘Ok, non deve succedere mai più’. E hanno imposto leggi molto più dure” ha detto il presidente, dopo l’ennesima sparatoria avvenuta negli Stati Uniti, che in Oregon ha provocato la morte di due studenti (tra cui l’attentatore). In Australia, infatti, nuove norme furono decise dopo il cosiddetto ‘massacro di Port Arthur’, in Tasmania, avvenuto nel 1996: in quell’occasione, un ragazzo uccise a colpi di arma da fuoco 35 persone, ferendone poi venti.