Alzheimer, demenza, disturbi cognitivi. L’invecchiamento può riservare amare sorprese al nostro cervello, che improvvisamente perde colpi e dimentica volti, nomi, eventi fondamentali. Questo può accadere anche alle persone giovani a causa di una alimentazione scorretta. Esistono infatti cibi che danneggiano i percorsi neuronali e cibi che, al contrario, aiutano la mente a rimanere in forma. Ecco la top ten dei cibi “amici del cervello”:
BROCCOLI: Le ricerche evidenziano che broccoli e altre Brassicacee (cavoli, cavolini di Bruxelles, cavolfiori ecc.) sono tra gli ortaggi più utili per potenziare la memoria, persino quella verbale, la concentrazione e l’attenzione, riducendo il rischio di Alzheimer e di altri tipi di demenza. Il merito va al loro alto contenuto di vitamina C, antiossidante fondamentale, che rinforza i vasi sanguigni, compresi quelli del cervello, migliorandone l’elasticità, e all’acido folico, che abbassa i livelli di omocisteina, una sostanza implicata nei deficit mnemonici. Sono ottimi per condire la pasta, al posto del solito sugo.

SPINACI: Gli spinaci sono una verdura ricca di proprietà benefiche, in grado di proteggere le cellule nervose dagli effetti dell’invecchiamento. Negli spinaci sono presenti in diverse quantità vitamine e sali minerali ma è in particolare la vitamina K che contribuisce al giusto equilibrio di cervello e sistema nervoso oltre che alla coagulazione del sangue in caso di ferite.
SEMI DI ZUCCA: Sorprendentemente, la più potente parte della zucca risiede nella sua parte meno utilizzata. I semi di zucca sono un potente alimento, ricco di sostanze nutritive, tra cui: zinco, vitamina A ed E, e il prezioso Omega 3 e Omega 6 acidi grassi. Lo zinco nei semi di zucca svolge un ruolo fondamentale nel migliorare la memoria e le competenze di pensiero.
POMODORI: Gustosi nelle insalate, ottimi per sughi e contorni, i pomodori sono davvero utili per la salute del nostro cervello, contenendo licopene, che ottimizza le funzioni cerebrali, incominciando dalla conservazione dei ricordi, oltre a proteggerci dal cancro. Quando cuociamo il pomodoro per fare il sugo, si produce fino a 5 volte di più licopene. Il calore della cottura, infatti, rompendo le pareti delle cellule del pomodoro, libera questa potentissima sostanza benefiche, rendendola completamente assorbibile dall’apparato digerente, proteggendo dai rischi di tumore.
TE’ VERDE: Le proprietà neuroprotettive del tè verde sono venute in luce da uno studio effettuato dai ricercatori dell’Universitá di Tohoku su oltre 1000 giapponesi di età superiore ai 70 anni, pubblicato dall’American Journal of Clinical Nutrition. Dallo studio è emerso che chi consuma due o più tazze di tè verde al giorno vede dimezzate, rispetto a chi beve solo tre tazze alla settimana, le percentuali di incidenza di problemi mentali legati all’invecchiamento, con benefici visibili «a prescindere» da altri fattori tra cui la dieta, l’esercizio fisico o il fumo. Il tè verde è diventato una sana abitudine grazie alla presenza di sostanze che svolgono un’azione protettiva nei confronti di malattie neurodegenerative. E’ ricco di polifenoli, fondamentali nella lotta contro i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare e dei processi degenerativi, prevenendo i processi di invecchiamento cerebrale e in modo particolare le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson.
CIOCCOLATO FONDENTE: Uno studio italiano pubblicato sulla riivista ‘Hypertension’ e sul sito dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha scoperto che cacao fa bene alla memoria e previene il declino cognitivo. Consumare ogni giorno i flavonoli del cacao, all’interno di una dieta bilanciata e controllata dal punto di vista calorico, può frenare il declino cognitivo che interessa ogni anno oltre il 6% degli over 70 con problemi di memoria, anticamera dell’Alzheimer. Dallo studio è emerso che i consumatori di cioccolato fondente hanno performance migliori in termini di funzionalita’ cerebrale, memoria a breve e a lungo termine, velocita’ di pensiero e capacita’ cognitiva complessiva, rispetto a chi ne consumava meno, oltre ad una riduzione della pressione sanguigna, dello stress ossidativo e dell’insulino-resistenza, , condizione legata al rischio di diabete
