“El Nino” 2014 scalda i muscoli: rapido riscaldamento delle acque oceaniche antistanti il Perù, già +4°C sopra media

Come ampiamente previsto l’”onda di Kelvin”, che precede l’avvento del fenomeno di “El Nino” 2014, ha concluso il suo ciclo, attraversando l’intero oceano Pacifico, per finire di impattare lungo le coste ecuadoregne e peruviane. Dopo mesi di incertezze l’”onda di Kelvin”, a più riprese, è riuscita ad attraversare la linea del cambiamento data, dilagando fino al Pacifico equatoriale orientale, e vincendo l’attrito esercitato dall’Aliseo di SE del Pacifico centro-orientale, che ha tentato di arrestare l’avanzata delle acque calde in direzione delle coste americane.  

L’arrivo dell’”onda di Kelvin”, lungo le coste di Ecuador e Peru, ha prodotto un significativo aumento delle temperature delle acque superficiali antistanti la costa occidentale sud-americana. L’avanzata delle acque più calde e meno dense, provenienti dal Pacifico centrale equatoriale,ha anche causato un aumento del volume dell’acqua di circa 80-100 cm, favorendo un contemporaneo rallentamento dell’azione della fredda “corrente marina di Humboldt”, che dai mari sub-antartici risale l’intera costa occidentale dell’America meridionale, dal Cile meridionale fino all’Ecuador e alle isole Galapagos, causando un costante raffreddamento delle acque oceaniche che è all’origine della costante aridità che caratterizza il clima del Cile, della costa peruviana e dell’Ecuador meridionale. In questo caso lo sviluppo del fenomeno di “El Nino” è legato alla formazione di una vasta area di acque molto calde, sul Pacifico centro-occidentale, con anomalie termiche positive di +1,5°C +2.0°C, che va a contrastare con le acque molto più fredde presenti sul Pacifico orientale, nel tratto di oceano antistante le coste di Cile, Peru ed Ecuador, dove agisce il ramo principale della fredda “corrente marina di Humboldt” (alimentata dal flusso dell’Aliseo di SE che risale il Pacifico sud-orientale).

L’”onda di Kelvin”, con il suo carico di acque molto calde, una volta impattata la costa ecuadoregna, ha da subito interagito con il ramo principale della fredda “corrente marina di Humbold”, che dai mari sub-antartici risale fino alle isole Galapagos bordando tutta la costa sud-americana, dal Cile al Peru e all’Ecuador meridionale.L’incontro con la fredda “corrente marina di Humbold” sta provocando una brusca deviazione verso nord del flusso di masse d‘acqua molto calde provenienti dal Pacifico centrale, creando una vasta area di acque calde in superficie che si distende verso il golfo di Panama e le coste pacifiche dell’America centrale. Questa corrente di acque calde, spinte dall’”onda di Kelvin”, nelle prossime settimane può propagarsi fino alle coste del Messico settentrionale e della California, causando un impennata delle precipitazioni nelle suddette aree costiere, visto la maggior quantità di calore latente messo a disposizione dalla superficie oceanica. Al momento i dati più clamorosi provengono proprio dal tratto di oceano antistante le coste dell’Ecuador e del Peru, dove già da alcuni giorni le temperature delle acque superficiali si sono scaldate di circa +3.5°C +4.0°C rispetto le medie del periodo.

imagen-d--usuarios-llaurencio-desktop-sin-titulo-1_11L’aumento delle temperature delle acque superficiali del Pacifico orientale sta già contribuendo a produrre i primi effetti, con un graduale mutamento della circolazione atmosferica in piena area equatoriale. Proprio nei giorni scorsi, a largo della costa peruviana, si è riscontrata l’attivazione di una umida ventilazione da O-NO e NO, attiva a 850 hpa e 700 hpa, che ha cominciato ad addossare masse d’aria calde e umida lungo le zone costiere del Peru. Questo flusso di aria calda e molto umida, transitando sopra le fredde acque dove scorre la corrente di Humboldt”, si sono sensibilmente raffreddate, raggiungendo cosi il punto di condensazione e originando densi banchi di nubi basse, ma innocue (strati e stratocumuli), che si sono addensate fino in prossimità della fascia costiera peruviana e sulla città di Lima, dove i cieli rimangono perennemente coperti da queste nubi, con basi sui 1300-1400 metri. Ma questo è solo l’antipasto del futuro “Nino”. Il dilagare della striscia di acque calde lungo le coste ecuadoregne e peruviane contribuirà a rinvigorire l’attività convettiva anche in quest’area, solitamente molto arida visto l’influenza pesante della corrente di Humboldt, portando piogge molto più abbondanti del solito su tutta la costa occidentale del continente americano.

1901314_10102084462791747_99436052_nIn particolare li dove si concentrano le maggiori anomalie termiche positive oceaniche, come sulla costa peruviana, ecuadoriana e lungo tutto il settore costiero dell’America centrale affacciato al Pacifico, da Panama fino a Messico e alla costa californiana. Questo brusco riscaldamento delle acque superficiali, antistante le coste ecuadoregne e peruviane, sta creando non poco allarmismo fra l’opinione pubblica peruviana e cilene. Il governo e gli imprenditori del fiorente mercato ittico dei due paesi sud-americani temono che questo brusco riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico orientale, con il venir meno della fredda “corrente di Humboldt” (che tramite l’”Upwelling” esercitato dall’azione costante dell’Aliseo di SE che scorre davanti la costa peruviana rende questo tratto di mare fra il più pescoso del pianeta), possa comportare gravissime riduzioni del pescato, con perdite economiche, stimate per oltre 4 miliardi di dollari. Ancora oggi non tutti sono concordi nell’affermare che il prossimo “El Nino” 2014 possa avere una intensità tale da essere addirittura paragonato con i tremendi eventi di “Nino Strong” del 1982 e 1998. Paragoni che a mio avviso possono risultare ancora inopportuni in mancanza di dati a supporto.

el ninoProprio nel “Nino” del 98, a differenza di ogni previsione, una vastissima area del Pacifico centro-orientale subì un anomalo riscaldamento, con clamorose anomalie termiche positive delle acque superficiali oceaniche, fino ad allora mai registrate. Quell’impressionante riscaldamento delle acque superficiali dell’oceano Pacifico (il più vasto e il più influente sulla circolazione generale) aveva contribuito a far aumentare, in modo anche brusco, la temperatura media globale, a livelli mai registrati prima, da quando esistono le rilevazioni. Le acque oceaniche caldissime, con valori di oltre i +30°C su una larga fetta del Pacifico equatoriale ed orientale, a cavallo fra il 1998 e il 1999, avevano trasferito all’atmosfera sovrastante enormi quantità di calore latente che avevano determinato un importante rialzo delle temperature globali, soprattutto lungo l’area tropicale, ma con ripercussioni patite sull’area temperata e artica. Con ogni probabilità il futuro “El Nino”, che dovrebbe essere ufficialmente riconosciuto a cavallo fra Settembre e Ottobre, dopo il persistere per almeno 3 mesi di dette anomalia calde oceaniche, dovrebbe risultare di magnitudo moderata-forte.

Ma i suoi effetti significativi si dovrebbero cominciare a patire in Europa non prima della fine della prossima stagione autunnale e l’inizio dell’inverno 2014/2015, con un conseguente rinforzo del flusso zonale fra l’Atlantico settentrionale e l’Europa, e una notevole accelerazione del “getto polare” in quota che dovrebbe presentare marcati “Jet Streak” (massimi di velocità del “getto”) fra Pacifico settentrionale e nord Atlantico (caratteristiche tipiche del pattern emisferico di “El Nino”).