Impressionante attività temporalesca davanti le coste dell’America centrale: la “MJO” raggiunge il Pacifico orientale, ecco come sta nascendo il grande “El Nino” 2014

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L'impressionante attività convettiva che comincia ad esplodere sul Pacifico orientale, a largo dell'America centrale
L’impressionante attività convettiva che comincia ad esplodere sul Pacifico orientale, a largo dell’America centrale

Il progressivo slittamento della “MJO”, meglio nota con il termine di “Madden–Julian oscillation“, verso il Pacifico orientale sta determinando un notevole incremento dell’attività convettiva, con la nascita di imponenti sistemi temporaleschi a mesoscala e “Clusters” che stanno scaricando piogge torrenziali, per svariati giorni, nel tratto di oceano ad ovest delle coste pacifiche dell’America centrale. Attualmente l’incremento dell’attività convettiva, divenuta piuttosto esplosiva, si sta manifestando soprattutto a largo delle coste centroamericane, Panama e la Colombia, dove da giorni si osservano imponenti “Clusters temporaleschi”, che presentano dimensioni spaziali davvero considerevoli, responsabili di autentici diluvi e temporali veramente impressionanti, fortunatamente concentrati in pieno oceano.

Si nota l'intensa attività convettiva davanti le coste pacifiche dell'America centrale
Si nota l’intensa attività convettiva davanti le coste pacifiche dell’America centrale, dove nei prossimi giorni si svilupperanno diverse ciclogenesi tropicali

La scorsa settimana, solo fer fare un esempio, una serie di “Clusters”, alimentati da potentissimi “Updrafts”, si sono generati proprio nel tratto di oceano antistante le coste del Messico meridionale e del Guatemala, dove l’analisi della nefodina ha messo in evidenza come la sommità ghiacciata dell’imponente cumulonembo temporalesco aveva raggiunto i 16-17 km di altezza, sfondando fino al limite con la stratosfera. Del resto le temperature della sommità di queste nubi temporalesche risultavano estremamente basse, al punto da avvicinarsi ai -58°C -60°C. Segno che l’impressionante cumulonembo è stato alimentato da violente correnti ascensionali che si sono spinte fino al limite della tropopausa, originando una gigantesca “torre di vapore” (e per l’appunto ghiaccio nella parte sommitale) ben visibile dalle stesse coste messicane meridionali. Ma oltre all’incremento della convenzione, e all’incremento dell’attività delle ciclogenesi tropicali (la “MJO” fornisce l’ambiente ideale per lo sviluppo dei cicloni tropicali), lo spostamento della “MJO” sul Pacifico orientale imprimerà il colpo decisivo all’avvento, ormai ufficiale, del fenomeno di “El Nino” lungo il bacino dell’oceano Pacifico. L’avanzamento della “Madden–Julian oscillation“ è generalmente associato all’avvento di una ventilazione superficiale che si dispone più dai quadranti occidentali lungo il lato orientale della “MJO”, indice del progressivo rafforzamento dell’attività convettiva da ovest.

L'evoluzione della "MJO" verso il Pacifico orientale
L’evoluzione della “MJO” verso il Pacifico orientale

Recentemente si è anche notato che con l’arrivo della “MJO” pure le correnti oceaniche, fino a 100-150 metri di profondità dalla superficie dell’oceano, seguono l’andamento dei venti in superficie, sospingendo masse d’acqua più calde verso est. Nella sua scia, o ad ovest della zona di maggiore piovosità, i venti in quota si dispongono da Est o dai quadranti orientali. Questi cambiamenti del vento, anche notevoli, sono prodotti dalle grandi divergenze presenti in prossimità dei “Clusters temporaleschi” attivi, durante la fase avanzata. Sono proprio queste divergenze dei venti alle varie quote, con una componente più occidentale nei bassi strati e una più forte ventilazione orientale nella media troposfera, ad autoalimentare l’attività convettiva dentro la “MJO”, facendo scoppiare le forti correnti ascensionali che costruiscono gli imponenti sistemi convettivi che scaricano le forti precipitazioni. Con il termine di “Madden–Julian oscillation“, sigla abbreviata “MJO”, si intende un’oscillazione interstagionale tropicale ad 1-2 onde emisferiche, della durata, generalmente, di 30-60 giorni. È più vigorosa nella stagione invernale, specialmente nell’emisfero orientale, con un massimo d’intensità tra l’oceano Indiano centro-orientale e l’Indonesia. Questo indice teleconnettivo è molto importante per la circolazione generale dell’atmosfera.

L'immenso "Clusters temporalesco" osservato nei giorni scorsi davanti la costa messicana
L’immenso “Clusters temporalesco” osservato nei giorni scorsi davanti la costa messicana

In genere nelle aree in cui la “Madden Julian Oscillation” determina un incremento dell’attività convettiva, si sviluppano intensi e frequenti “Clusters temporaleschi” a ridosso della fascia equatoriale o sub-equatoriale, mentre al contempo, in risposta all’attività convettiva molto intensa, si generano delle cellule anticicloniche nell’alta troposfera tropicale a nord e a sud dell’area di forte convenzione, con risentimenti importanti sulla circolazione emisferica. La “MJO” è caratterizzata da una progressione verso est di grandi aree di pioggia tropicale, osservata soprattutto fra l’oceano Indiano orientale, l’area indonesiana, i mari attorno Papua Nuova Guinea e il settore centro-occidentale dell’oceano Pacifico. Le precipitazioni anomale di solito sono prima evidenti sopra l’oceano Indiano occidentale, propagandosi successivamente verso le acque dell’oceano Indiano orientale, l’area dell’Indonesia, fino al Pacifico occidentale e centrale, ove si riscontra un notevole incremento dell’attività convettiva, con la nascita di imponenti sistemi temporaleschi a mesoscala e “Clusters” che scaricano piogge torrenziali per svariati giorni. Queste forti precipitazioni, molte volte, vanno a localizzarsi sopra gli atolli del Pacifico centro-occidentale, dove durante il passaggio della “Madden Julian Oscillation” si possono verificare forti temporali e battenti rovesci di pioggia che nel giro di 24 ore possono scaricare anche più di 200-300 mm d’acqua.

gl_anom_mmNei prossimi giorni i “Westerly wind bursts”, la ventilazione occidentale attiva sulla coda ovest della “MJO”, favoriranno un ulteriore intensificazione dell’attività convettiva lungo buona parte del Pacifico orientale, contribuendo a spingere in direzione delle coste dell’America centrale e meridionale, dal Messico fino al Peru, le masse d’acqua calda (legate alla “controcorrente equatoriale”) che dal Pacifico centrale e dall’area delle Line islands e delle Marchesi islands evolvono verso levante. Inoltre l’intensa attività convettiva che accompagnerà la “MJO” fungerà da base per lo sviluppo di diverse tempeste tropicali e cicloni tropicali che si svilupperanno poco a largo delle coste pacifiche messicane, per poi spingersi in pieno oceano Pacifico. Già entro il prossimo fine settimana sul Pacifico orientale si dovrebbe osservare la nascita di almeno due perturbazioni tropicali organizzate, pronte ad evolversi in tropical storm o addirittura uragani, capaci di raggiungere la 2^ o 3^ categoria Saffir-Simpson. Del resto, le elevatissime temperature superficiali del Pacifico orientale, indotte dal fenomeno di “El Nino”, nelle prossime settimane potrebbero fungere da innesco per la formazione di cicloni tropicali molto potenti. Alcuni di queste potranno effettuare il proprio “landfall” a ridosso delle coste messicane, arrecando enormi danni e tanti disagi per le popolazioni locali.

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