Un caffe’ che manda in orbita, e non in senso metaforico: tra i passeggeri della Missione Futura, oltre alla prima donna italiana a salire a bordo della Stazione spaziale internazionale, l’astronauta dell’Esa e capitano dell’Aeronautica militare Samantha Cristoforetti, potrebbe fare il suo esordio anche il vero espresso italiano. La sfida ai limiti delle leggi della fisica e’ stata raccolta da Argotec, azienda ingegneristica specializzata in sistemi aerospaziali e nell’alimentazione degli astronauti, e da Lavazza, storico marchio del caffe’ made in Italy.
Due industrie d’eccellenza, entrambe torinesi, che hanno lavorato al primo sistema a capsule in grado di funzionare in orbita: il sistema e’ stato battezzato ‘ISSpresso’, dalla sigla della Stazione spaziale internazionale (ISS), ed e’ stato selezionato dall’Agenzia spaziale italiana per un’opportunita’ di utilizzazione nella Missione Futura. In questi giorni una squadra di giovani ingegneri di Argotec sta mettendo a punto il sistema, sottoponendolo agli ultimi test per rispondere ai rigidi requisiti della Nasa. “La macchina deve resistere alle forti sollecitazioni in fase di lancio – spiegano -, operando in condizioni di microgravita’ e di fluidodinamica completamente diverse da quelle sulla Terra”. Il sistema e’ stato quindi riprogettato integrandosi con l’esperienza di un leader nei sistemi di estrazione a capsule come Lavazza. Il risultato, che una volta ultimato passera’ alle fasi di qualificazione di Finmeccanica – Selex ES per essere mandato in orbita, e’ un concentrato di tecnologia, un sistema che potra’ erogare l’espresso italiano gia’ conosciuto ed apprezzato nei 4 angoli del pianeta. Intorno alla sofisticata macchina del caffe’, forse gli uomini e le donne della missione spaziale si sentiranno piu’ vicini a casa: “L’unica cosa che mi manca e’ un espresso italiano”, aveva confessato con una battuta Luca Parmitano, nel giugno 2013, a una settimana dalla sua partenza per lo spazio. L’astronauta non poteva ancora immaginare che nei laboratori di Argotec il team fosse gia’ al lavoro per ‘spedire’ la bevanda a 400 chilometri dalla Terra. “Ai due attori principali – rivela oggi David Avino, managing director dell’azienda ingegneristica aerospaziale – mancava un terzo partner fondamentale, arrivato con l’Agenzia spaziale italiana”. C’e’ molto orgoglio italiano in questo progetto: “E’ la voglia di accettare nuove sfide e di dimostrare la nostra competenza – osserva Giuseppe Lavazza, vicepresidente del gruppo torinese – a permetterci di realizzare anche i prodotti in apparenza impossibili”.


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