Ricerca: un traduttore artificiale per fare dialogare le cellule

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ricerca medicaUna nuova tecnica che impiega cellule artificiali potrebbe aprire presto nuove frontiere per la cura delle infezioni batteriche, per esempio le infezioni polmonari di pazienti affetti da fibrosi cistica. A lavorare in questa direzione e’ Sheref Mansy, giovane scienziato statunitense arrivato in Italia nel 2009 al Centro di biologia integrata (Cibio) dell’Universita’ di Trento grazie al sostegno della Fondazione Armenise-Harvard. Insieme al suo gruppo di ricerca, Mansy sta lavorando ad un progetto che permettera’ di controllare il comportamento delle cellule naturali senza modificarle geneticamente, utilizzando le cellule artificiali per dire a quelle naturali cosa devono fare. Il progetto e’ pubblicato sulla rivista Nature. Il problema e’ che spesso le cellule non sono in grado di rispondere naturalmente ai segnali scelti per impartire loro delle istruzioni. Per ovviare a questo limite ci si affida all’ingegneria genetica: modificandole geneticamente possono acquisire nuove capacita’. Ma nel momento in cui il contenuto genetico di una cellula vivente viene modificato, anche il suo comportamento cambia. La nuova strada del team di Sheref Mansy prevede invece l’uso di cellule artificiali, create per favorire la comunicazione chimica tra cellule e batteri. “Con l’utilizzo delle tecniche di ingegneria genetica – sottolinea Mansy – c’e’ la paura che le cellule possano evolversi fuori dal nostro controllo e anche alterare gli ecosistemi. Al contrario, avvalendoci di cellule artificiali, possiamo condizionarle a vivere per un periodo definito di tempo. Le cellule artificiali non hanno la capacita’ di riprodursi o di evolversi, servono al loro scopo solo per un paio d’ore e poi smettono di funzionare. Non hanno altre possibilita'”.