“I bambini non dovrebbero mai andare a dormire; si svegliano più vecchi di un giorno e senza che uno se ne accorga sono cresciuti”. Per i sognatori e per gli amanti della poesia, James Matthew Barrie non aveva tutti i torti. Le teorie dello scrittore scozzese, noto per aver creato il personaggio di Peter Pan, probabilmente si sarebbero invece scontrate con quelle dei pediatri. “Il sonno – spiega Elvira Verduci, componente del Consiglio direttivo della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) – è un processo fondamentale nella vita di ogni individuo e in età pediatrica contribuisce alla salute e alla crescita del bimbo. E’ recente l’ipotesi di una possibile associazione tra ridotta durata del sonno ed obesità. I cambiamenti dello stile di vita, con impegni legati soprattutto agli orari di lavoro, hanno reso comune l’abitudine di dormire meno”. Nel 2010 la National Sleep Foundation ha stimato che negli Stati Uniti la prevalenza di cosiddetti “short sleeper” (sonno notturno < 6 ore) si aggira intorno al 17-18%. Un trend simile nella riduzione della durata media del sonno si è potuto osservare anche in età pediatrica. Il 45% degli adolescenti dorme meno di otto ore a notte ed un ulteriore 31% tra le otto e le nove ore a notte. I dati della letteratura non forniscono un concetto univoco di “normale durata” e “deprivazione” di sonno. In età pediatrica, per ridotta durata del sonno si intende una durata variabile tra le otto e le undici ore per notte a seconda degli studi.
Salute: rischio obesità per i bambini che dormono poco


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