Mentre nelle note località del Pakistan centro-meridionale nei giorni scorsi si sono sfondati i primi +51°C di stagione, ora il caldo sta “infuocando” i deserti degli USA sud-occidentali, fra California orientale, Arizona e Nevada, dove si registrano picchi di oltre i +47°C +48°C. Ma questa ondata di calore, proveniente dall’entroterra desertico messicano, ora rischia di trasformare l’inospitale “Death Valley” in un forno a cielo aperto. Molto probabilmente nei prossimi giorni, anche la “Death Valley”, il punto più caldo della Terra, tuttora detentore del record assoluto di caldo mondiale di +53.9°C all’ombra, rischia di sfondare il muro dei suoi primi +50°C di stagione. Non è escluso che il nuovo massimo mondiale del 2014, dopo i +51.0°C registrati nel Pakistan meridionale, possa essere nuovamente migliorato dalla mitica “Death Valley”, che potrebbe puntare verso i +52°C.
Del resto data la particolare orografia chiusa questa depressione, estesa fra il deserto della California e lo stato del Nevada, è il punto più “rovente” del nostro pianeta. Per varie volte, durante il periodo estivo, con il sole che si avvicina allo “Zenit” (raggi solari quasi perpendicolari sull’orizzonte nelle ore centrali del giorno), è possibile sfondare il muro dei +50°C all’ombra durante il periodo estivo, quando l‘intensa e prolungata insolazione diurna (cieli costantemente sereni o poco nuvolosi) unita ai bassissimi tassi di umidità relativa (5-6 %) riscaldano sensibilmente il terreno desertico, completamente spoglio di vegetazione arborea in vasti tratti (solo in inverno e in primavera, quando si verificano brevi rovesci di pioggia, la superficie desertica rifiorisce per pochi giorni), trasformando l‘area in una sorta di grande “forno“ naturale che irradia un calore veramente infernale e insopportabile. Non per caso gli viene attribuito il nome di “Death Valley”.


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