Una stagione degli uragani molto cattiva sul Pacifico orientale, “Cristina” è già il terzo grande ciclone tropicale in pochi giorni

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Cristina01Nelle scorse settimane, in un articolo, avevamo anticipato come ci siano tutti i presupposti  per avere una stagione degli uragani molto cattiva sul Pacifico orientale. Del resto, le elevatissime temperature superficiali del Pacifico orientale, indotte dal fenomeno di “El Nino”, nelle prossime settimane potrebbero fungere da innesco per la formazione di cicloni tropicali molto potenti, e capaci di effettuare il proprio “landfall” a ridosso delle coste messicane, arrecando enormi danni e tanti disagi per le popolazioni locali. Dopo la nascita di “Amanda” e “Boris”, ora gli occhi sono tutti puntati sull’uragano “Cristina”, che nei giorni scorsi, passando sopra un vasto tratto di acque superficiali molto calde, a largo dello stato del Colima, si è rapidamente rafforzata, divenendo un potente uragano di 4^ categoria sulla scala Saffir-Simpson, con una pressione centrale scesa sotto i 935 hpa e venti davvero violenti, che hanno raggiunto una velocità media sostenuta di ben 220-230 km/h, e raffiche di gran lunga superiori nell’area attorno l’occhio centrale. Il potentissimo “gradiente barico orizzontale” che si è venuto a creare all’interno del sistema, il cui minimo barico ha toccato un picco di ben 935 hpa (valore davvero da capogiro, ma non eccezionale per un ciclone tropicale), ha attivato violenti “venti di sbarramento” che hanno raggiunto velocità ragguardevoli, fino ad oltre la soglia dei 220-230 km/h.

Cristina05Fortunatamente “Cristina”, come previsto, ha scatenato tutta la sua furia distruttiva in mezzo all’oceano Pacifico, a largo delle coste messicane, dove si sono scatenate furibonde tempeste di vento che hanno sollevato imponenti ondate di “mare vivo” che hanno raggiunto picchi di oltre gli 8 metri, ma con “Run-Up” anche superiori a pochi di chilometri dal passaggio dell’occhio centrale del potente ciclone tropicale.Questo moto ondoso creato dai violenti “venti di sbarramento”, che ruotano a grandissima velocità attorno il profondissimo minimo barico centrale, è molto confuso, con la formazione di grandi onde provenienti da più direzioni che possono rappresentare una minaccia per le navi di piccola e media stazza in navigazione nel tratto di oceano prossimo all’area perturbata. Questo tipo di moto ondoso, piuttosto confuso, è tipico dentro i cicloni tropicali, dato l’andamento molto turbolento dei venti ciclonici e la considerevole forza centrifuga che caratterizza il ciclone, il quale presenta un potentissimo “gradiente barico orizzontale” molto ristretto che rende i venti ancora più furiosi. Ma muovendosi verso nord-ovest, su acque superficiali sempre più fredde a largo della Baja California, il ciclone tropicale, incontrando un “Wind Shear” in quota sempre più intenso, comincerà gradualmente a perdere vigore, indebolendosi rapidamente, dalla 2^ categoria allo stadio di ciclone tropicale di 1^ categoria Saffir-Simpson.

Cristina02La nuvolosità che va a coprire l’occhio del ciclone tropicale è un primo sintomo dell’imminente collasso del sistema depressionario. Entro il pomeriggio di domani “Cristina”, con ogni probabilità, verrà declassata in una tempesta tropicale che continuando il suo movimento in direzione nord-ovest, si troverà di fronte un temibile nemico per tutti i cicloni tropicali; le acque fredde trasportate dalla “corrente marina di California”. “La corrente della California” è una fredda corrente marina, alimentata dai sostenuti venti occidentali presenti sul Pacifico settentrionale, che trasporta masse d’acqua piuttosto fredde che impattano sulle coste canadesi della British Columbia, per piegare verso sud e bordare tutte le coste della West Coast, dallo stato di Washington fino alla California e al Messico nord-occidentale. Proprio per la sua influenza le acque antistanti le coste occidentali degli Stati Uniti, un esempio su tutti la California (si pensi all’area di Santa Monica fino a San Diego), sono piuttosto fredde tutto l’anno, con temperature spesso inferiori ai +19° (ciò può spiegare la scarsa piovosità delle coste della California meridionale o in città come Los Angeles o San Diego.

Cristina04Generalmente quei pochi uragani o tempeste tropicali che si sono avventurate nel tratto di oceano a sud-ovest delle isole Channel (arcipelago posizionato a largo dell’area costiera di Los Angeles) sono stati prontamente dissipati dalle acque fredde, che hanno ridotto questi sistemi in deboli depressioni tropicali che si sono prontamente dissolte poco a largo della costa. La stessa sorte toccherà anche a “Cristina”. L’avvicinamento della tempesta tropicale alle fredde acque della “corrente della California” accelererà il  processo di indebolimento, a causa del venir meno del calore latente (linfa vitale per l’attività convettiva e per l’approfondimento del vortice depressionario) fornito dalla superficie oceanica che a sua volta determina un riempimento di aria più fredda che inibisce sensibilmente la convenzione. Ma osservando la situazione sinottica possiamo affermare che nei prossimi giorni, nuove tempeste tropicali o uragani potranno sorgere sopra le acque superficiali del Pacifico orientale, dove il “fronte di convergenza intertropicale” continua a mantenere un posizionamento molto elevato di latitudine. Grazie all’elevato posizionamento dell’ITCZ lungo il Pacifico orientale si stanno delineando le condizioni meteo/climatiche ideali per lo sviluppo di tempeste tropicali o uragani, anche intensi, capaci di toccare la 4^ categoria Saffir-Simpson. Il considerevole sollevamento verso nord dell’ITCZ sta contribuendo a rinforzare il flusso monsonico davanti le coste dell’America centrale, con l’attivazione di una moderata ventilazione meridionale che nei prossimi giorni si potrà propagare fino agli 7° – 8° di latitudine nord.

Cristina03Questi sostenuti venti meridionali sono collegati al flusso dell’Aliseo di SE (attivo nell’emisfero australe), che dopo aver oltrepassato la linea dell’equatore, a causa dell’innalzamento di latitudine dell’ITCZ, irrompe sull’emisfero boreale, con una ventilazione da Sud e S-SO, che sale di latitudine (fino ai 10° di latitudine nord), piegando più da SO, e tende ad interagire e a convergere con le correnti orientali, legate all’Aliseo di NE (sull’emisfero boreale), in uscita dalle alture dell’America centrale. L’interazione fra gli Alisei dei due emisferi sta agevolando lo sviluppo di importanti moti rotatori nei bassi strati, che chiudendosi nei bassi strati e strutturandosi anche alle quote superiori della troposfera, davanti le coste centrali americane, si associano all’intensa attività convettiva che caratterizza l’ITCZ, evolvendosi successivamente in vere e proprie circolazioni depressionaria tropicali, capaci di trasformarsi in depressioni o tempeste tropicali, anche di grosse dimensioni. L’attivazione del noto processo di “autoalimentazione”, in presenza di un “Wind Shear” molto debole, sopra acqua molto calde, prossime ai +29°C +30°C, rappresenteranno gli ingredienti favorevoli per la nascita di uragani molto intensi, e per questo altamente pericolosi per le prospicienti coste pacifiche centroamericane.