Spettacolo straordinario nello Stretto di Messina: bellissimi delfini giocano al largo di Reggio [FOTO]

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10433845_10202095069880195_1984591537349651956_nNonostante il cielo coperto dalle nuvole provocate dal ciclone Afro/Mediterraneo che fortunatamente ha soltanto lambito lo Stretto di Messina,  pur colpendo duramente le zone joniche con violente mareggiate, in quest’inizio di giugno a dare spettacolo nelle acque al largo di Reggio Calabria e precisamente a Gallico (borgo situato nella periferia nord della città calabrese) sono stati un gruppo di delfini, fotografat da un socio della Lega Navale Reggio Calabria Sud (vedi immagini a corredo dell’articolo, tratte dai social network).

10370344_10202095069680190_3191622670705154179_nE’ sempre un’emozione enorme poter osservare da vicino questi bellissimi esemplari, diversi tra loro e più benefici per il nostro spirito e la nostra anima. Da moltissimo tempo i delfini hanno incuriosito l’uomo, che li ha considerati, di volta in volta, compagni di gioco, divinità o semplici intralci per i pescatori e ancora oggi, questi “cugini” della balene vengono idolatrati nelle tradizioni e nelle culture delle rive mediterranee. Le divinità greche, che avevano contemporaneamente l’aspetto umano e poteri soprannaturali, spesso assumevano le sembianze dei delfini: Apollo, Demetrio, Afrodite furono per lungo tempo identificati con questi mammiferi. Nei riti dell’antichità, i delfini erano considerati messaggeri di Apollo con la funzione di intermediari tra l’Olimpo e i Mortali.

DELFINI 3A Roma, Plinio il Vecchio, Plinio il Giovane, Plutarco e altri scrittori, filosofi, viaggiatori descrissero episodi di incontri con i delfini nel Mediterraneo. I delfini sono animali gregari; un comportamento sociale determinato da diversi fattori nel corso dell’evoluzione. Popolando un ambiente illimitato, uniforme, senza confini, in cui le minacce possono arrivare da qualsiasi parte, il gruppo rappresenta per essi un importante elemento di difesa e protezione. Questi cetacei sono in grado di instaurare legami sociali molto forti e duraturi all’interno dei gruppi: gli esemplari di uno stesso gruppo si riconoscono tra loro anche dopo lunghi periodi di separazione, cooperano frequentemente nello svolgimento di alcune attività come la pesce, la difesa, l’attacco e la protezione degli individui più deboli. All’interno dei gruppi, si osservano casi di comportamenti altruistici, in cui gli esemplari in difficoltà vengono aiutati dai compagni e gli individui più forti sorreggono fisicamente gli animali feriti, aiutandoli a raggiungere la superficie per permettere loro di respirare. Attraverso il gioco, saltando, avvitandosi su se stessi, effettuando capriole, colpendo rumorosamente l’acqua con la coda, i delfini manifestano la forte coesione di gruppo, che si nota anche quando essi, dopo aver prodotto bolle dallo sfiatatoio, le inseguono e le fanno scoppiare colpendole col rostro o prendendole a morsi. Si tratta di comportamenti indispensabili per consolidare i comportamenti sociali, per riconoscere e stabilire i ruoli all’interno del gruppo. I delfini possiedono un linguaggio strutturato, il cui studio è iniziato all’incirca negli anni 60’.

DELFINI 6Trattandosi di animali sociali, non solitari, essi hanno un complesso sistema per comunicare fra loro, fatto di suoni e ultrasuoni che sembrano avere un particolare effetto benefico sulle persone. Purtroppo l’uomo, soprattutto in tempi recenti, ha messo a rischio la vita di questo nobile cetaceo, al punto da farlo diventare unaspecie in via d’estinzione, sottoposto, per questo, a programmi internazionali di protezione. Le più gravi minacce alla sopravvivenza dei delfini sono tutte ascrivibili al comportamento dell’uomo, che va a caccia della loro carne per scopi commerciali, li intrappola accidentalmente nelle reti destinate alla pesca di altri pesci,  inquina i mari, privandoli di sufficienti prede;  sfrutta la loro facilità di apprendimento per fini militari e bellici. Per via della loro spiccata intelligenza e della loro particolare abilità nell’entrare in contatto con gli esseri umani, sono stati utilizzati a scopo terapeutico nell’autismo e in casi di depressione o di altri disturbi mentali. Ma ciò che affascina tutti noi è il mondo acustico fatto di echi, che consente a questi mammiferi di percepire non solo la distanza, ma anche la forma, la grandezza, lo spessore degli oggetti o degli altri esseri viventi che incontrano sul loro cammino. Sono cetacei dotati di un ricchissimo vocabolario: oltre a fischiare, grugnire e strillare, riescono a emettere una vasta gamma di suoni percepibili da noi uomini, oltre ad emettere ultrasuoni con frequenze troppo elevate per i nostri limitati organi acustici.

DELFINII delfini parlano, comunicano usando due linguaggi o segnali acustici: i suoni e gli ultrasuoni, i primi sono innati e vengono prodotti in occasione di uno specifico evento, riflettendo la reazione “emotiva” del delfino a uno stimolo esterno. Ad esempio nel corteggiamento, quando hanno paura o si arrabbiano o sono stressati, emettono frequenze da 20 kHz; come delle grida spontanee, immediatamente percepibili e per nulla difficili da essere comprese, contrariamente ai segnali sonar, dai 20 ai 200kHz, che richiedono che nella comunità si sia formato un linguaggio sonar comune, ovvero una connessione suoni-immagini acustiche valido per l’intera comunità. Nei giorni scorsi la Sea Sheperd Conservation Society, da sempre in prima linea nel contrastare le baleniere giapponesi nel Santuario dell’ Antartico, ha denunciato l’intrappolamento di oltre 250 delfini al largo della baia di Taiji. La maggior parte di essi è destinata al macello, mentre una piccola quota all’animazione di parchi acquatici. Le immagini raccapriccianti stanno facendo il giro del globo e, fortunatamente, si susseguono appelli contro le mattanze. L’Ente Nazionale Protezione Animali ha ringraziato il Ministro degli Esterni Emma Bonino e Domenico Giorgi, ambasciatore dell’Italia in Giappone, per aver espresso al Governo nipponico la preoccupazione degli italiani per le mattanze dei delfini e per aver chiarito all’Esecutivo giapponese di riconsiderare tale pratica. L’Italia ha preso posizione, aggiungendo, quindi, un altro importante tassello a questa battaglia di civiltà.