Violento temporale con “Haboob” spazza Tehran: sabbia, pioggia, fulmini e raffiche a 120 km/h flagellano la capitale iraniana

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L'"Haboob" che ha preceduto il temporale su Tehran
L'”Haboob” che ha preceduto il temporale su Tehran

Mentre i deserti del Medio Oriente si cominciano a scaldare, in vista del passaggio “zenitale” del sole lungo il tropico del Capricorno, lungo i monti di Iran, Pakistan e Afghanistan continuano a manifestarsi condizioni di spiccata instabilità atmosferica, culminanti con lo sviluppo, nelle ore pomeridiane, di imponenti cumulogenesi che alimentano la nascita di grosse “Cellule temporalesche” di origine “termoconvettiva”. Alcune di queste, sviluppandosi a ridosso delle aree montuose dell’Iran occidentale e settentrionale, come sul nord dell’Afghanistan e del Pakistan, nella fase di piena maturità riescono ad arrecare fenomeni particolarmente intensi, accompagnati da attività elettrica, precipitazioni intense ma circoscritte e colpi di vento, legati ad “downbursts” delle singole “Celle”. I temporali più forti si sono formanti a ridosso dei rilievi occidentali dell’Arabia Saudita occidentale, nel cuore dell’entroterra desertico Saudita, sull’ovest dell’Iran, fra la catena montuosa degli Zagros e le aride regioni del Lorestan, Fars e Belucistan occidentale, dove si sono formate grosse “Cellule temporalesche”, di origine “termoconvettiva”, che hanno dato luogo a forti rovesci piuttosto localizzati e solitamente di breve durata, accompagnati da una attività elettrica piuttosto attiva. Altri rovesci e temporali sparsi, nel corso del pomeriggio di ieri, si sono velocemente sviluppati anche a ridosso dei rilievi del Pakistan settentrionale, scaricando forti rovesci di pioggia nell’area attorno Islamabad, per delle intrusioni di aria più fredda nella media troposfera, al di sopra dell’aria calda sub-tropicale persistente negli strati più bassi.In questi casi il forte riscaldamento diurno accende fortissimi contrasti termici che tendono ad essere in parte colmati dall’attivazione di forti moti ascensionali, i quali favoriscono la formazione di imponenti annuvolamenti cumuliformi che crescendo di quota danno la stura ai rovesci e ai temporali sparsi.

7In molti casi, come avviene tra lo Yemen e l’Arabia Saudita occidentale, o in prossimità dei monti Zagros, nell’ovest dell’Iran, i forti moti ascensionali vengono ulteriormente enfatizzati dalla presenza dei rilievi che costringono le masse d’aria a salire bruscamente verso l’alto, raffreddandole e anticipando il processo della condensazione, con una sorta di “effetto trampolino” che agevola lo sviluppo delle “Cellule temporalesche” o di sistemi convettivi più complessi, come le “Multicelle”. Proprio come quelli recentemente osservati fra lo Yemen e l’Arabia Saudita occidentale, responsabili dei forti rovesci e persino delle locali grandinate che hanno interessato diverse località dell’Arabia Saudita occidentale. Questi temporali sono caratterizzati da forti “Updrafts”, visto il potenziale termico presente nei bassi strati (aria molto calda d’origine sub-tropicale continentale) che fanno esplodere verso l’alto il cumulonembo, facendogli raggiungere delle altezze considerevoli, ben oltre i 10-12 km di spessore. Proprio nel pomeriggio odierno un violento temporale di calore, di origine “termoconvettiva”, si è improvvisamente sviluppato nell’area poco ad est di Tehran, la capitale iraniana, dove intorno alle 05:30 PM (ora locale) il cielo si è improvvisamente oscurato, per l’arrivo di una impressionante muro di polvere rossa, sollevato alla base dell’imponente cumulonembo temporalesco che ha avvolto la città, fra le 05:40 e le 06:00 PM, azzerando la visibilità orizzontale a poche centinaia di metri.

6A seguito del muro di sabbia sono sopraggiunte pure le precipitazioni, che nella parte iniziale si sono rese particolarmente intense, e accompagnate da una intensa attività elettrica e tuoni fragorosi. Il fenomeno, meglio noto con il termine “Haboob”, si origina proprio durante la formazione e la maturazione di un forte temporale sopra un’area desertica. Durante la formazione della “Cellula temporalesca” le forti correnti discendenti, legate ai “Downbursts” della Cellula o delle varie Cellule temporalesche che lo compongono, tendono a raggiungere la superficie desertica con forti raffiche che si diramano in tutte le direzioni in modo orizzontale. Queste turbolente raffiche di vento sollevano un imponente muro di sedimenti, in genere particelle di polvere e sabbia finissima, che precedono la nube temporalesca, collocandosi lungo la parte anteriore della stessa. Questo muro di sabbia può estendersi oltre i 100 km (circa 62 miglia) e può essere largo diversi chilometri. Spesso, durante l’avanzata del muro della tempesta di polvere, le precipitazioni che lo seguono non arrivano direttamente al suolo visto che gran parte delle gocce d’acqua evaporano nell’aria calda e molto secca che precede l‘avanzata del sistema temporalesco (un fenomeno noto come virga).

3Alle volte invece, specie se in presenza di temporali piuttosto estesi e molto giovani, dentro il muro di polvere si possono nascondere forti rovesci di pioggia che producono le cosiddette “piogge di fango”, ossia precipitazioni di pioggia mista a polvere desertica, molto fastidiose se cadono su un centro abitato o su una città. Il temporale che ha colpito Tehran, difatti, è stato preceduto da violente raffiche di vento, da Ovest, che hanno raggiunto un picco di ben 111 km/h nella stazione meteorologica dell’aeroporto internazionale, e picchi fino a 120 km/h in città. Purtroppo le violente raffiche di vento, legate al “Downburst” del temporale, hanno cagionato ingenti danni alla rete elettrica della capitale iraniana, lasciando al buio almeno 50.000 abitazioni. In molti casi la furia del vento ha sradicato di netto pali della pubblica illuminazione e decine di alberi, con danni ingenti nella periferia di Tehran. Dopo il passaggio del violento temporale sulla capitale iraniana si è realizzato anche un forte calo termico, tanto che nel giro di appena 30 minuti si sono persi ben -10°C, passando dai +33°C, prima del temporale, ai +18°C alle 06:30 PM locali, nel momento in cui il muro di pioggia e sabbia ha definitivamente lasciato la capitale iraniana, muovendosi in direzione del versante meridionale dei monti Elburz, dove il temporale ha perso gran parte della sua forza.

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