“…proteso dagli scogli, simile ad un mostro in agguato, con i suoi cento arti, il trabocco aveva un aspetto formidabile… La lunga e pertinace lotta contro la furia e l’insidia del flutto pareva scritta su la gran carcassa per mezzo di quei nodi, di quei chiodi, di quegli ordigni. La macchina pareva vivere d’una vita propria, avere un’aria e una effigie di corpo animato. Il legno esposto per anni e anni al sole, alla pioggia, alla raffica, mostrava tutte le fibre, metteva fuori tutte le sue asprezze e tutti i suoi nocchi, rivelava tutte le particolarità resistenti della sua struttura, si sfaldava, si consumava, si faceva candido come una tibia o lucido come l’argento o grigiastro come la selce, acquistava un carattere e una significazione speciali, un’impronta distinta come quella d’una persona su cui la vecchiaia e la sofferenza avesser compiuto la loro opera crudele…“
Così il vate Gabriele D’Annunzio, nel romanzo ‘Il Trionfo della Morte’, descriveva il Trabocco Turchino, antica macchina da pesca tipica delle coste abruzzesi. La particolare bellezza della posizione in cui sorge, località Portelle, è stata ammirata proprio da D’Annunzio durante il suo soggiorno a San Vito Chietino nell’estate del 1899.
Ha resistito al rigido inverno e al forte vento dei giorni scorsi ma alla fine anche lui ha ceduto: Il trabocco Turchino è crollato nella notte di sabato a causa di una mareggiata. Una fine annunciata, anzi prevista: il 18 luglio, infatti, il sindaco di San Vito Chietino aveva presentato i lavori di ristrutturazione che sarebbero dovuti iniziare a settembre e che prevedevano la demolizione della vecchia struttura in favore di una nuova, più resistente e moderna destinata ad un uso culturale. Il Turchino è uno dei più antichi Trabocchi, venne infatti costruito nel 1860 e da allora è stato oggetto di numerosi lavori di restauro. Nel 2007 i lavori si sono fermati, contribuendo allo stato di abbandono in cui versava fino a pochi giorni fa. Per un tragico scherzo del destino il mare ha deciso di riprenderselo prima dell’inizio dei lavori piuttosto che lasciarlo alla demolizione come se fosse una comune macchina da pesca.
Mi chiedo, a questo punto, la ragione per la quale i tesori del nostro territorio spesso non siano considerati tali da chi questo territorio lo vive tutti i giorni. Un fatale, empirico, trionfo della morte!


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