A 45 anni dallo sbarco di Neil Armstrong sul nostro satellite c’è ancora qualcuno che, preso dalle teorie cospirative, non crede a tale evento. Secondo questa ipotesi le missioni del programma Apollo non avrebbero realmente trasportato gli astronauti sulla Luna e le prove degli allunaggi sarebbero state falsificate dalla NASA. Secondo i teorici del complotto le immagini degli allunaggi sarebbero riprese fatte in studio con l’ausilio di effetti speciali. A dire il vero recenti sondaggi hanno rivelato che soltanto una piccola percentuale dei cittadini statunitensi non crede all’allunaggio. Il consenso scientifico è che le missioni Apollo sono state reali e l’uomo ha indiscutibilmente camminato sulla Luna, come dimostrato anche da numerose prove indipendenti. La teoria si diffuse nel 1976 con la pubblicazione del libro “We Never Went to the Moon” (non siamo mai andati sulla Luna) dello scrittore americano Kill Kaysing. Nel suo libro, Kaysing afferma che la tecnologia di quegli anni non sarebbe stata sufficientemente avanzata da permettere un allunaggio con equipaggio; che la NASA, a causa della cattiva amministrazione, non avrebbe potuto ottenere il successo dichiaratamente ottenuto, e che la motivazione di NASA e Rocketdyne per fingere l’allunaggio sarebbe stata di natura economica. Ma tante altre furono le motivazioni che avrebbero potuto portare gli americani ad una finzione: superare i sovietici nella folle corsa della guerra fredda, che vide gli USA in svantaggio nei primi anni, distrarre gli americani dalla guerra del Vietnam, attirare l’interesse della popolazione verso le missioni lunari e assicurarsi il finanziamento delle future attività. Ma nessuna prova è mai stata dimostrata.
In realtà l’uomo sulla Luna ci è andato, e le prove ci sono. Al progetto lavorarono circa 400.000 persone per un decennio, oltre agli astronauti che sbarcarono sul suolo lunare sino al 1972. Ingegneri, tecnici, burocrati, ecc lavorarono notte e giorno per portare a termine questo grande progetto, ed è quindi inverosimile che tanta gente abbia poi mantenuto sino ad oggi il segreto. Ed effettivamente sarebbe stato più semplice realizzare il progetto che mettere su un complotto del genere. Un complotto che avrebbe dovuto coinvolgere anche il personale esterno, visto che la costruzione dei mezzi fu appaltata a ditte private. Personale esterno che avrebbe potuto girare video e scattare immagini che, sotto un rientro di natura economica o mediatica, avrebbe potuto mettere nei guai la NASA. Senza addentrarci in dettagli tecnici, dove esiste sempre una spiegazione plausibile alle obiezioni, basta immaginare la competizione esistente a quei tempi tra le 2 super potenze dell’epoca: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. La posta in gioco era troppo alta per starsene a guardare il successo dell’avversario, pertanto è faclmente intuibile come i sovietici seguìrono passo per passo la missione. Le rocce lunari riportate dal nostro satellite, accuratamente analizzate nei laboratori di ricerca, oltre alle innumerevoli spie russe, avrebbero certamente smascherato quello che sarebbe stato il più grande inganno di sempre. Inoltre per la NASA sarebbe stato più semplice limitarsi a quell’unica missione invece che portare altri astronauti negli anni successivi. La sonda Clementine, infatti, divulgò le immagini dei veicoli spaziali delle missioni precedenti ormai abbandonati sul suolo lunare, dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, che la Luna è stata conquistata. Un’ulteriore prova che smonta la teoria del “non-allunaggio”. Insomma, l’uomo sulla Luna ci è andato per davvero. E oggi si festeggia il 45 anniversario di quel giorno straordinario.
Siamo andati davvero sulla Luna? L’allunaggio tra bufale e verità


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