Bagno dopo aver mangiato? L’esperto dice che si può e sfata una bufala tutta italiana…

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BAGNOQuante volte, da piccoli, i nostri genitori ci rimproveravano di non entrare in acqua dopo aver mangiato? In questo modo, l’abitudine di aspettare qualche ora prima dell’agognato bagno si è radicata nella nostra coscienza, così come le attese interminabili sotto i raggi infuocati del sole affinchè la digestione facesse il suo corso. Per la gioia dei più piccoli che scalpitano per un tuffo a pancia piena e dei genitori che devono inventarsi qualcosa per tenerli buoni, il pediatra, nonché istruttore di rianimazione cardiopolmonare Alberto Ferrando, sfatando il luogo comune, sostiene che andare incontro a gravi rischi, facendo il bagno subito dopo aver mangiato, sarebbe, in realtà, una bufala, peraltro molto italiana, dato che negli altri Paesi non è consueto, in quanto non esiste un’esigenza fisica per la quale aspettare prima di fare il bagno.

BAGNO 1Ovviamente basta osservare semplici regole per evitare spiacevoli inconvenienti: evitate le grandi abbuffate e l’assunzione di sostanze alcoliche, immergetevi gradualmente in acqua, risparmiandovi i tuffi accaldati che vi espongono al rischio di sincope, piuttosto che a quello di congestione.

L’immergervi rapidamente può causare shock termico che, a sua volta, può generare crisi vagali con conseguente svenimento in acqua.

BAGNO 3Il dottor Alberto Ferrando non si è limitato a smascherare questa bufala “tricolore”, ma ha evidenziato quali sono le 8 principali cause di annegamento:

  1. la presenza di una piscina privata in una casa dove ci sono bambini compresi nella fascia d’età 1-4 anni;
  2. non aver imparato a nuotare;
  3. la mancanza di barriere che impediscano ai bambini di accedere alla piscina;
  4. la mancanza di supervisione costante sui bambini nei luoghi a rischio;
  5. per i ragazzi al di sopra dei 15 anni, invece, l’annegamento è più probabile in acque di fiume, mare o lago, a causa di comportamenti incauti (es. fare il bagno in condizioni climatiche avverse, con acqua agitata, andare troppo al largo e stancarsi eccessivamente nuotando ecc.;
  6. il mancato uso di giubbotti di salvataggio sulle imbarcazioni;
  7. l’uso di alcol;
  8. la presenza di epilessia o disturbi neurologici analoghi.