La maggior parte degli uccelli si adattano al cambiamento climatico non seguendo tanto le variazioni delle temperature quanto quelle delle piogge. A dirlo e’ uno studio condotto su oltre cento specie di volatili nordamericani dall’universita’ dell’Oregon, che smentisce la tesi secondo cui molte specie di uccelli si adattano all’aumento del termometro spostandosi a latitudini o altitudini maggiori. A fare la differenza, secondo i ricercatori, sono in primo luogo i cambiamenti delle precipitazioni, che influiscono sull’abbondanza di insetti, la disponibilita’ di acqua, la crescita delle piante e l’umidita’ del suolo. ”Quando pensiamo al cambiamento climatico, pensiamo automaticamente all’aumento delle temperature, ma per molti uccelli sono le piogge a incidere di piu’ sulla sopravvivenza”, spiega l’autore principale del rapporto, Matthew Betts. Gli esperti hanno testato diversi modelli statistici per predire i cambiamenti temporali nelle popolazioni di 132 specie di volatili in un arco di 32 anni, analizzando l’impatto di temperature e piogge. Il colibri’ rosso e’ tra gli uccelli influenzati dalle precipitazioni – in declino a un tasso del 3% annuo nell’America nordoccidentale – insieme al frosone vespertino. Al contrario, il pipilo californiano mostra una popolazione stabile e sembra essere resistente alla siccita’. Piu’ in generale, sintetizza Betts, ”se il cambiamento climatico risulta in inverni con meno precipitazioni, probabilmente avremo primavere piu’ secche. Cio’ significa che le popolazioni di specie resistenti alla siccita’ si espanderanno e gli uccelli che hanno bisogno di umidita’ diminuiranno”.
Clima: gli uccelli si adattano alle piogge, non alle temperature


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