A scatenare il diabete autoimmune di tipo 1 sembra partecipare il “voltafaccia” di GAD65, una proteina altamente flessibile. Pubblicata su Pnas, la ricerca apporta un contributo essenziale per progettare vaccini terapeutici efficaci. La scoperta e’ il frutto di una collaborazione internazionale tra un gruppo di ricercatori australiani guidati da Ashley Buckle (Monash University; attualmente Professore Visitatore di Sapienza) e, tra gli altri, il gruppo di ricerca di Daniela De Biase (Istituto Pasteur e Dip. di Scienze e Biotecnologie Medico-Chirurgiche Sapienza Universita’ di Roma, Latina). Il diabete di tipo 1 e’ causato da auto-anticorpi che inducono il sistema immunitario ad aggredire e distruggere le cellule del pancreas produttrici di insulina. GAD65 e’ uno dei maggiori “autoantigeni” che scatenano la patologia e, negli anni passati, e’ stato utilizzato nel tentativo di insegnare al sistema immunitario dei pazienti a tollerare la proteina, per evitare la reazione autoimmune. Gli studi clinici tuttavia non hanno avuto il successo sperato. Oggi, pero’, lo studio del team internazionale indica la direzione da seguire per migliorare l’approccio terapeutico. “GAD65 – ha spiegato De Biase – e’ una proteina dai due volti: la forma ‘on’ (attiva) e quella ‘off’ (spenta). Per adempiere correttamente e al momento opportuno alle proprie funzioni (cioe’ produrre GABA, un neurotrasmettitore necessario al controllo della trasmissione degli impulsi nervosi), GAD65 passa da un ‘volto’ all’altro, attraverso forme intermedie, e nel fare cio’ puo’ pero’ causare dei danni. I nostri studi suggeriscono che sia proprio il suo continuo ‘voltafaccia’ a rendere GAD65 irriconoscibile, un estraneo suscettibile agli attacchi del sistema immunitario”. Con questo studio i ricercatori hanno evidenziato le differenze sostanziali tra i volti “on” e “off” di GAD65. “Nel mio laboratorio – ha continuato De Biase – abbiamo analizzato la proteina a livello biochimico, studiandone i cambiamenti di forma in vitro. Inoltre, l’esperienza ventennale sulla GAD (e su enzimi che appartengono alla stessa famiglia) si e’ rivelata fondamentale per isolare i due volti della proteina, permettendo cosi’ di eseguire altri importanti esperimenti in vitro in Australia e in Francia. Il risultato e’ stato a dir poco entusiasmante: tutti gli approcci utilizzati, dalla dinamica molecolare, che richiede sofisticati computer, agli esperimenti in vitro, hanno portato alla stessa conclusione”. Il passo successivo e’ di fotografare GAD65 “in flagrante”, assieme agli anticorpi, e comprendere cosi’ perche’ ne diventa il bersaglio. Un passo importante verso la progettazione di un approccio terapeutico efficace.
Diabete: sempre più vicini a vaccini terapeutici efficaci


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