Frana a Cavallerizzo di Cerzeto: la sentenza del T.A.R. Lazio sul ricorso d’ottemperanza

cavallerizzoIl 7 marzo 2005 Cavallerizzo di Cerzeto venne colpito da una frana sul versante sud. I danni gravi, da questa provocati, secondo quanto censito dalla stessa Protezione Civile Nazionale, furono dell’11,5%. Si dispose già dopo pochi giorni, l’abbandono e la de localizzazione dell’intero abitato in modo obbligatorio per tutti i proprietari, anche di coloro che non avevano autorizzato la ricostruzione della propria casa, come i membri dell’associazione “Cavallerizzo Vive – Kajverici Rron”.
Il 28 luglio 2007 stanchi di essere obbligati ad accettare soluzioni imposte e a veder abbandonato l’antico centro storico, abbiamo fondato un’associazione volta alla tutela dei diritti civili e alla salvaguardia del nostro paese.
A maggio del 2008 abbiamo depositato il primo ricorso avverso la ricostruzione delle nostre case nel nuovo agglomerato urbano di Pianette e per il recupero di tutto l’antico borgo di Cavallerizzo.
La lunga fase giudiziaria sulla vicenda di Cavallerizzo ha visto il suo termine con la sentenza definitiva dello scorso 11 dicembre, pronunciata dal Consiglio di Stato. Quest’ultimo, confermando la sentenza di primo grado pronunciata dal T.A.R. del Lazio nel marzo del 2010, ha accertato la mancanza della fondamentale procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Ragione per cui i giudici amministrativi hanno ritenuto di dover annullare il verbale della conferenza dei servizi del luglio 2007 che approvava il progetto definitivo, acclarando di fatto l’abusività del nuovo quartiere urbano di Cerzeto.
Dopo la citata sentenza definitiva del Consiglio di Stato dell’11 dicembre 2013, abbiamo presentato un ricorso in ottemperanza presso il T.A.R. del Lazio, stante l’atteggiamento colpevolmente passivo delle amministrazioni in tal senso e affinchè venissero disposte le misure necessarie in base al giudicato del Consiglio di Stato e non per richiedere la demolizione del nuovo insediamento urbano di Pianette. In pratica, il Comune di Cerzeto non ha tenuto conto di una sentenza emanata dall’organo più alto della giustizia amministrativa in Italia. Lo scorso aprile, lo stesso Ente comunale, ha anche presentato un ricorso per annullare la sentenza del Consiglio di Stato, che quest’ultimo non solo ha rigettato, ma ha anche condannato il Municipio di Cerzeto a pagare all’associazione scrivente le spese processuali. Ovviamente tutto a carico della popolazione di Cerzeto quando, a livello legale, non c’erano i presupposti a ricorrere in giudizio.
Nella giornata del 2 luglio 2014 il T.A.R. del Lazio ha accolto il ricorso per l’ottemperanza della sentenza del Consiglio di Stato ed ha accertato la colpevole inerzia delle Amministrazioni, condannando le Amministrazioni medesime a riavviare il procedimento abilitativo del nuovo abitato entro trenta giorni, previa acquisizione della valutazione di impatto ambientale con tutti i limiti del caso. Il tribunale ha inoltre già statuito che qualora l’amministrazione preposta non ottemperi “entro il termine indicato”, se ne occuperà un commissario ad acta già individuato nella persona del Ministro dell’Ambiente o “un dirigente da lui delegato”, con termine perentorio di altri trenta giorni. Infine le amministrazioni resistenti sono state condannate al pagamento delle spese del giudizio alla scrivente associazione.
È doveroso evidenziare che gli amministratori del Comune di Cerzeto continuano a non prendere iniziative volte alla tutela e alla salvaguardia dell’antico paese che a distanza di 9 anni e mezzo rimane del tutto intatto. Il centro storico ha bisogno di un urgente recupero, ma come si è ben capito, questa soluzione da fastidio a chi localmente e anche a livello nazionale (Comune di Cerzeto e Protezione Civile Nazionale) sta continuando a difendere solo gli interessi di una parte di popolazione, disconoscendo i diritti degli altri.
È quasi inutile dire che, come di consueto, alla sentenza sono seguite alcune trionfalistiche dichiarazioni di vittoria, non si sa bene in base a cosa. A tal proposito si sottolinea che non è corretto raccontare (specie alla popolazione) di Cavallerizzo bugie sulle vicenda della de localizzazione ancora in atto, soprattutto andando a spiegare, in maniera del tutto distorta, l’iter giudiziario quando non si hanno le nozioni per farlo e addirittura quando non si sa interpretare correttamente una sentenza. Se l’associazione scrivente avesse avuto torto in tale giudizio, il T.A.R. Lazio non avrebbe obbligato le amministrazioni a rispettare la sentenza del Consiglio di Stato e non ci sarebbe stata nessuna condanna alla spese.
Siamo inoltre fiduciosi delle indagini tuttora in corso da parte della Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cosenza.
In fine è doveroso ringraziare gli avvocati Riccardo Tagliaferri e Alberto Caretti di Firenze per l’eccellente lavoro svolto fino ad ora con estrema preparazione e professionalità.”

Il Consiglio Direttivo
Associazione “Cavallerizzo Vive – Kajverici Rron”