Quante volte ci è capitato di leggere dei racconti indiani, trasportati dalle immagini e dalle parole della fiorente cultura di un paese lontano e misterioso? L’india, si sa, è pronta ad abbracciare nelle sue forti e robuste braccia chiunque vi si avvicini; è una terra ricca di religione, magia, fascino. Siamo nello stato indiano del Maharashtra. E’ qui che sorgono le grotte di Ellora (Ellora caves), magnifiche strutture scavate dalla superficie verticale delle colline Charanandri…uno straordinario luogo di culto e pellegrinaggio collettivo per Buddisti, Induisti e Gianisti, che hanno scavato i loro templi e santuari interamente nella roccia.
Si tratta, infatti, di una delle maggiori località di architettura rupestre di tutto il subcontinente indiano, con ben 34 grotte scavate, ampliate ma soprattutto splendidamente decorate tra il V e il X secolo, sotto la dinastia Rashtrakuta, ora protette dall’Unesco. Le grotte numerate da 1 a 12 appartengono alla tradizione buddhista, quelle da 13 a 29 all’arte Chalukya di tradizione brahmana e induista, mentre le ultime, da 30 a 34, sono invece gianiste. Oltre ad essere uno spettacolo mozzafiato, le grotte di Ellora ci presentano una visione diversa del mondo in cui, in un unico luogo, vi è la possibilità di praticare tre culti diversi che convivonoi in armonia. Le 34 grotte, numerate consecutivamente da sud verso nord, sono divise in base alle 3 religioni: di quelle di tradizione buddista la più importante è la numero 5, chiamata “Grotta del carpentiere”che presenta una particolarità: ha il soffitto scolpito in modo tale da sembrare fatto con travi di legno e al centro di essa troviamo la statua raffigurante Buddha in preghiera, di ben 4, 5 metri.
Quelle di tradizione brahama e induista, invece, datate tra il settimo ed il nono secolo d.C., sono le più famose dell’intero complesso. Tra di esse, ve ne e’ una che non può essere definita grotta, essendo un vero e proprio tempio scavato nella roccia: il Tempio Kailasha, molto probabilmente edificato durante il regno di Krishna I, dedicato a Shiva, che rappresenta il Monte Kailash, la dimora di Shiva; infatti in origine il tempio era ricoperto da uno spesso strato di intobaco per dare l’idea di una montagna innevata. Le grotte di tradizione gianista, invece, realizzate tra il nono e il decimo secolo d.C., sono di misure più ridotte rispetto agli altri gruppi, pur custodendo opere d’arte sorprendenti, come i dpinti ai soffitti. La più importante è la grotta 32: l’Indra Sabha, una miniatura del Tempio Kailash, che presenta un livello inferiore semplice, mentre presenta sculture elaborate sul piano superiore, tra cui un fiore di loto sul soffitto. Due tirthankaras sorvegliano l’entrata al santuario centrale, mentre sulla destra Gomatesvara che medita profondamente nella foresta, con le viti cresciute intorno alla gambe e i serpenti e gli scorpioni che strisciano ai suoi piedi. Il gruppo di templi è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1983.












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