Lombardia, forte opposizione alla nuova legge che permetterà di usare mezzi a motore su sentieri e mulattiere

boschi_lombardiaÈ iniziato presso il Consiglio Regionale della Lombardia l’esame sul progetto di legge su foreste ed agricoltura, ribattezzato da un vasto movimento che va dal CAI a Legambiente la legge “ammazzaforeste”. Essa prevederà, se approvata, la modifica della precedente legge forestale regionale, dando di fatto la possibilità ai sindaci di autorizzare disboscamenti e manifestazioni con mezzi motorizzati su sentieri e mulattiere.

Inizialmente il progetto di legge n.124, presentato da alcuni consiglieri regionali, prevedeva un solo articolo. In sostanza, veniva data la possibilità ai Comuni di autorizzare lo svolgimento di manifestazioni che prevedono il transito di mezzi motorizzati (moto, Suv, quad) su strade agro silvo pastorali, nei boschi, nei pascoli, sulle mulattiere e sui sentieri.

La proposta di legge ha trovato la ferma opposizione di molte associazioni, fra cui il CAI (Club Alpino Italiano), che ha lanciato una petizione firmata già da oltre 41.000 persone (può essere letta e firmata qui). Secondo il CAI infatti molti moto-club provenienti dall’estero e dalle Regioni dove questa pratica è vietata, potrebbero essere attirati in Lombardia, magari con il favore dei Comuni che, gravati da noti problemi di bilancio potranno ricavare qualche entrata da queste manifestazioni. A risentirne però oltre all’ambiente saranno quanti vogliono godere del risicato patrimonio boschivo rimasto ancora intatto in una maniera più sostenibile: ad esempio camminando o andando in bicicletta.

Quel contestatissimo testo, contro cui si è costituito un vasto e composito coordinamento di associazioni (Associazione Parco Sud, CAI Lombardia, FAI Lombardia, Legambiente Lombardia, Italia Nostra Lombardia, Mountain Wilderness Lombardia, OrobieVive, Touring Club, WWF Lombardia) nelle discussioni in commissione Agricoltura si è andato arricchendo di altri articoli che cambiano -secondo quanto riporta in un comunicato il WWF – l’impianto dell’intera disciplina di tutela delle foreste lombarde, a partire dalla definizione di bosco: una definizione fondamentale, perchè stabilisce il discrimine tra ciò che, anche sotto il profilo urbanistico, è tutelato, e ciò che non lo è.

quadIn particolare la legge punta ad attribuire – sempre secondo quanto riporta il WWF – competenze autorizzative ai sindaci, sebbene i comuni non dispongano delle strutture tecniche necessarie a valutare interventi su ambiti forestali; ad attenuare la definizione di bosco quando questa entra in conflitto con diverse previsioni urbanistiche, specie nel territori di pianura; a consentire interventi che prevedono la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico su versanti boscati; a limitare fortemente i controlli per interventi di diboscamento su terreni montani che si sono coperti di boschi dopo decenni di abbandono delle pratiche agricole; ad ampliare le possibilità di autorizzare manifestazioni motoristiche in aree forestali e lungo sentieri e mulattiere. Misure che entrano anche in contrasto con la legge nazionale e pertanto rischiano di generare infiniti contenziosi: proprio ciò di cui il settore forestale, già in difficoltà, non ha bisogno.

In Lombardia sono 621 mila gli ettari di suolo coperti da boschi e foreste: il 26% del territorio della regione. Il 96% dei boschi però si trova in montagna e collina, mentre nel territorio di pianura se ne distribuiscono poche migliaia di ettari, boschi spesso piccoli e precari, continuamente minacciati da scelte urbanistiche e infrastrutturali proprio perchè sovente considerati terreni marginali e di scarso valore.