Parmitano: in orbita servono i poeti per inventare le parole

ParmitanoScienza, tecnologia, esplorazione e ispirazione. Sono queste le “quattro parole fondamentali” che secondo l’astronauta italiano dell’Esa, Luca Parmitano, sintetizzano “il senso della presenza dell’uomo nello spazio”. Invitato a raccontare presso il comando 1 Regione Area dell’Aeronautica militare la missione spaziale alla quale ha preso parte poco piu’ di un anno fa, ha cosi’ riassunto il significato di una ricerca in cui l’Italia lavora da protagonista. Si parte dalla “Scienza” perche’, ha spiegato Parmitano, la stazione spaziale internazionale “e’ un laboratorio”, dove “l’esplorazione” (altra parola-chiave) e gli esperimenti si fanno a partire da se stessi, nel testare “i limiti fisiologici dell’uomo”. La “tecnologia” ne e’ uno strumento essenziale, quel “continuo allargare le conoscere” per “rincorrere gli orizzonti e superarli uno dopo l’altro”; infine, “l’ispirazione” unica, in un posto come lo spazio. Consapevole della rarita’ della propria esperienza, Parmitano si dilunga spesso nel rivolgersi ai piu’ giovani, quelli che un giorno andranno in orbita con l’ausilio degli strumenti che la sua generazione sta sperimentando, spronandoli a crederci se il loro segno e’ quello di fare gli astronauti. “Ai giovani – ha detto – ripeto sempre la stessa cosa: di avere dei sogni irrealizzabili e fissare i progetti un gradino piu’ sotto, dove si possono realizzare. Non ci sono abilita’ particolari per fare l’astronauta, io – ha aggiunto – sono un uomo normale. Conta pero’ l’addestramento”. A chi gli ha chiesto se dalla sua esperienza si fosse fatto l’idea di altre forme di vita’, Parmitano ha spiegato che il concetto di vita e’ una definizione tipicamente terrestre e di dubitare che sia replicabile; viceversa, ha chiarito, “se la domanda fosse se possa esserci qualcosa di comparabile, allora e’ molto probabile. Non credo tuttavia – ha aggiunto – che ci possano essere alieni dotati di strumentazioni adatte per raggiungerci che si nascondano per spiarci”. Insomma, niente avvistamenti durante i quasi 170 giorni nello spazio. Parmitano ha raccontato con dovizia di particolari il suo viaggio, mettendo a disposizione tutta la precisione di chi capisce che nessun gesto in assenza di forza gravitazionale e’ banale. Ma quando gli e’ stato chiesto di ridefinire il concetto di infinito, di raccontare cosa vede l’uomo quando ha lo spazio di fronte, Parmitano ha fatto un passo indietro: “L’eloquenza ha i suoi limiti e non si e’ evoluta abbastanza in questo 50 anni di viaggi nello spazio. Ci vorrebbe un poeta da mandare in orbita per inventare le parole”.