Perché il Seveso allaga Milano: ancora una volta la colpa è della eccessiva cementificazione del territorio

Milano,_il_Seveso_0427È mai possibile che un torrentello che a fatica si rintraccia sulle carte geografiche, possa provocare i danni a cui ormai da decenni ci siamo abituati ad assistere?” Questa è la domanda che si pongono gli autori dello studio “L’Italia delle Alluvioni”, curato da Legambiente e pubblicato un anno fa.

Il Seveso è infatti un torrente che nasce nell’area di Como, a nord di Milano, e dopo un percorso di poche decine di chilometri giunge nel capoluogo lombardo. Qui viene “tombinato” in galleria al di sotto del manto stradale presso via Luigi Ornato nella zona settentrionale e scorre al di sotto della rete viaria al pari di una fognatura, ricevendo ad ogni temporale o pioggia consistente ingenti apporti di acqua di ruscellamento, non assorbiti da un territorio ormai interamente cementato. In occasione di forti piogge esce dai tombini allagando tutto.

Le esondazioni sono dovute anche all’urbanizzazione a monte: l’area a nord di Milano, ormai quasi interamente edificata, impedisce l’assorbimento dell’acqua nel terreno e fa defluire tutta l’acqua di precipitazione nel corso d’acqua, che diventa così l’unico punto di deflusso per le acque di superficie. Le esondazioni del Seveso sono dunque la prova di come l’attività dell’uomo, l’urbanizzazione selvaggia e senza criterio, la mancanza di una pianificazione territoriale nella costruzione di nuovi quartieri, abbiano avuto conseguenze drammatiche sulla vita di tutti i giorni. milano seveso (10)

Il territorio a nord di Milano – riporta il rapporto di Legambiente – nelle provincie di Milano e Monza-Brianza, è stato completamente sov­vertito dall’urbanizzazione, e quelli che un tempo erano suoli agricoli oggi sono diventati per la maggior parte superfici impermeabili, di cemento e asfalto, dove l’acqua non penetra, ma corre veloce verso valle, determinando piene improv­vise e talvolta imprevedibili: basta infatti un violento temporale estivo, anche molto localizzato, a mandare in tilt il Seveso determinando una piena che non può essere smaltita dalle sezioni sotterranee del torrente, che per questo torna in superficie e rivendica il suo spazio naturale di espansione. A creare problemi la parte finale, sotto l’asfalto.[…] Dagli anni Cinquanta il Nord di Milano diventa uno dei territori più costruiti d’Italia, una distesa d’asfalto. Dove l’acqua non viene assorbita, ma scorre. Gli scarichi dei tombini (e questa non è storia remota, ma acca­de fino agli anni 80/90) vengono via via convogliati tutti là, nel Seveso, che diventa la grande fogna. E quando piove raccoglie l’acqua di un bacino enorme, decine di volte più grande di quello naturale.

mappa-italia-alluvioni4Il rapporto sulle alluvioni italiane prosegue poi con un’accusa alle amministrazioni passate e anche al disinteresse dei cittadini (rapidi a criticare quando il peggio è avvenuto, ma ben meno attenti quando si tratta di vigilare sul “chi” e sul “come” amministra). “Considerandolo ormai un canale di scarico indegno – riporta il rapporto – la politica e il disinteresse hanno “regalato” al Seveso lunghissimi tratti di massicce sponde in cemento. E poi, all’entrata di Milano, hanno pensato di infilare questa mastodontica portata d’acqua in una galleria sotterranea, troppo piccola, con un collo minuscolo per un “imbuto” tanto vasto. Eccolo, il semplice meccanismo che genera alluvioni devastanti: i milanesi che vivono lassù, tra Niguarda e viale Zara, sono stati tar­tassati da 87 esondazioni in 34 anni. Otto soltanto nel 2010”.

Per avere un esempio della conseguente trasformazione del territorio – prosegue lo studio – citiamo per tutti il comune di Bovisio Masciago: nel 1786 (Catasto lombardo-veneto) il 91% del suo territorio era dedicato all’agricoltura e solo il 5% era ur­banizzato; nel 1900 i dati non si discostavano molto da questi, ma nel 2006 le percentuali erano 67,50% urbanizzato e 24,46% agricolo. Il risultato ci dice che il Seveso, che scorreva libero nelle campagne e che ancora nel 1950 offriva acque limpide, oggi scorre in un ininterrotto nucleo abitato, in alvei artificiali che spesso coincidono addirittura coi muri degli edifici che lo racchiudano e il grado di inquinamento delle sue acque. Alla fine del secolo scorso la percentuale di suolo edificato e urbanizzato era com­presa tra il 22,7% di Lentate sul Seveso e l’81,3% di Cusano Milanino, con una media del 44,6% e proiezioni che portano per il 2014 a un incremento della me­dia fino al 65,6%”.