Piattaforma Ombrina Mare: presenti inquinanti sulla costa e sull’entroterra

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FBL-WC2014 -BRAZIL-FINAL-DRAW“Inquinanti trasportati sulla costa, fino a una distanza di qualche chilometro nell’interno, modificando in maniera importante la qualita’ dell’aria, nei casi di venti verso costa o di inversione termica nei bassi strati”. Sarebbero questi gli effetti di Ombrina mare sul territorio abruzzese, in caso di condizioni meteorologiche particolari, secondo Loredana Pompilio, ricercatrice del dipartimento di Scienze Psicologiche, umanistiche e del territorio dell’ Universita’ “D’Annunzio”, che ha effettuato un ‘contro-studio’ per evidenziare le criticita’ dello studio ambientale presentato da Medoilgas. Nel corso di una conferenza stampa organizzata dal Wwf, cui ha preso parte anche il docente Francesco Stoppa dello stesso dipartimento, l’esperta, parlando dello studio della multinazionale, ha spiegato che “l’approccio alla simulazione della dispersione degli inquinanti atmosferici e alla conseguente degradazione della qualita’ dell’aria nelle aree limitrofe all’impianto non ha validita’ scientifica e non risponde a caratteri di obiettivita’ ed accuratezza dell’analisi” Lo studio, infatti, secondo Pompilio propone “un modello di dispersione degli inquinanti sulla base di un input di dati meteorologici su scala annuale”. Ma l’annualita’ scelta “e’ di per se’ soggettiva e non rappresentativa delle condizioni meteo-climatiche tipiche del dominio geografico di interesse” e “non tiene conto delle variazioni locali e stagionali delle condizioni meteo-climatiche”. Per dimostrarlo la ricercatrice ha effettuato uno studio simile, aggiungendo, a quelli presentati da Medoilgas, “dati meteo-climatici derivati da misure reali e simulate: il risultato che si ottiene circa la dispersione della nube di inquinanti e’ completamente diverso”, sottolinea Pompilio, illustrando i possibili effetti sul territorio e parlando di sostanze altamente impattanti. Dal canto suo Stoppa si concentra sul fenomeno di induzione o generazione di terremoti collegati ad operazioni petrolifere. “Esiste la possibilita’ – sottolinea il docente – che, anche in assenza di una struttura sismica preesistente, sia proprio l’attivita’ umana a ‘creare’ le condizioni per produrre un terremoto. L’attenzione degli studiosi fa capire che molti interrogativi restano aperti e che nessuno puo’ dire se trivellare in dette condizioni sia sicuro o no. Molti studi devono essere ancora terminati e nel frattempo dovrebbe valere il principio di prudenza”. “Abbiamo gia’ invitato il Presidente Luciano D’Alfonso a mettere in atto quello che non hanno voluto fare i suoi predecessori – osserva il consigliere nazionale del Wwf Dante Caserta – la Regione deve avere le migliori risorse disponibili per rispondere adeguatamente alle tantissime istanze di ricerca di idrocarburi. Deve dotarsi di una task-force multidisciplinare capace di affrontare il tema in ogni aspetto. La Regione deve mettere a frutto e potenziare il lavoro di studiosi, comitati ed associazioni se vuole effettivamente porre un argine alla petrolizzazione dell’Abruzzo”.