Il ‘sesto senso’ dei non vedenti e’ un falso mito: una ricerca condotta presso l’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova sfata il luogo comune che vuole i non vedenti dotati di un ‘super’ udito capace di aiutarli nell’orientamento come una bussola. I dati, presentati in anteprima nel Forum europeo delle Neuroscienze (Fens Forum) in corso a Milano, dimostra che bambini e adulti con disabilita’ visiva congenita hanno piu’ problemi a localizzare nello spazio la provenienza di un suono all’interno di un contesto complesso. I ricercatori hanno sottoposto bambini non vedenti a stimoli uditivi complessi, chiedendo di stabilire da dove provenisse un determinato suono. ”Tutte le misure fatte finora in altri esperimenti consideravano stimoli uditivi singoli, quindi piu’ semplici di quelli che siamo abituati a sentire nell’ambiente che ci circonda”, dice Monica Gori dell’Iit. ”Noi, per la prima volta – aggiunge – abbiamo ricreato una situazione complessa e piu’ simile a quella in cui un bambino non vedente e’ normalmente immerso ogni giorno”. In questo contesto, decisamente piu’ caotico, i bambini disabili hanno avuto problemi a localizzare la provenienza di un suono, isolandolo rispetto agli altri suoni percepiti. Questi dati, con quelli pubblicati dallo stesso gruppo sulla rivista Brain e frutto di un esperimento analogo realizzato su adulti con cecita’ congenita, dimostrano che in assenza di visione e’ possibile sviluppare alcune capacita’ uditive spaziali semplici che permettono, per esempio, di intuire dove si trova una persona che parla, ma non capacita’ complesse, come capire come sono posizionate o quanto sono distanti tre persone che parlano tra loro.
Ricerca: sfatato il mito del “sesto senso” dei non vedenti


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