Sacro Bosco di Bomarzo: un luogo in cui mistero, mito e leggenda si intrecciano

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BOSCOSiamo a Bomarzo, un piccolo paese dell’alto Lazio, arroccato su di una collina tufacea, proprio accanto alla valle del Tevere. E’ qui che si trova un luogo assurdo e affascinante nella sua bizzarria: il Sacro Bosco di Bomarzo, popolato da elefanti guerrieri, draghi cinesi, case sbilenche, divinità… un parco di sculture disseminate in un labirinto magico e impossibile. Voluto dal principe Orsini, aiutato nell’impresa dall’architetto Pirro Logorio, successore di Michelangelo a San Pietro, venne costruito nel 1552. Secondo svariati racconti, il bosco era dedicato alla moglie del principe che fece erigere, alla morte della sua amata, il Tempio, situato su una piccola altura all’interno del parco.

BOSCO 1Quando Orsini morì, gli eredi abbandonarono il parco e solo dopo 400 anni, la famiglia Bettini recuperò con restauri e lavori ciò che oggi possiamo ammirare. “Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce orrende, elefanti, leoni, orchi et draghi”. Questa è solo una delle tante iscrizioni che si possono ritrovare sulle sculture, tra ombre di manierismo e grottesque, con echi di letteratura medievale e rinascimentale che imperversano per tutto il bosco; un luogo magico che a distanza di secoli non smette di incantare i suoi visitatori. Chiamato da alcuni “bosco sacro” o “bosco iniziatico”, inteso da altri semplicemente un posto che accompagna l’uomo nel suo percorso evolutivo, è forse un semplice palcoscenico in cui fanno da protagonisti mostri in pietra, animali fantastici, eroi (Ercole); nulla di esoterico ma un luogo dove fosse possibile “sfogare il core”, stupendo gli occhi degli ospiti-visitatori, fino a condurli in un regno di sogno, stimolando la loro intelligenza e cultura con i continui richiami mitologici ed enigmatici, tra statue di sirene, mostri marini, tartarughe giganti, satiri, sfingi, draghi, maschere, tempietti, falsi sepolcri e giochi illusionistici.

elefante, torre, guida, legionarioTra le opere che si possono incontrare: la statua di Ercole che squarta Caco, un figlio del dio Vulcano, durante l’espletamento della decima delle sue fatiche; un ninfeo con le tre grazie abbracciate, preceduto da un gruppo con una tartaruga, una donna e una balena; Pegaso, il cavallo alato; mastodontico gruppo con l’elefante, la torre, la guida ed il legionario, seguito dalla più famosa delle sculture di Bomarzo: una testa maligna dagli occhi sbarrati e la bocca spalancata, oggi emblema del Parco dei Mostri. Subito dopo si può incontrare un gigantesco personaggio con il volto accigliato e dalla lunga barba, seduto con alla sua destra un mostro marino con le fauci spalancate. Anche in questo caso resta il dubbio: c’è chi lo indica come Nettuno, il dio del mare, e chi come Plutone, dio degli inferi. Di fronte si trova la Panca etrusca, che invita il visitatore con la scritta “Voi che pel mondo gite errando, vaghi di veder maraviglie alte et stupende, venite qua, dove son faccie horrende elefanti, leoni, orsi e draghi”. Un Bosco carico di simbologia, frasi ammiccanti, colpi di scena, dove tutto è in bilico tra realtà e finzione Più in alto, in una radura, sorge un tempietto in stile dorico, di forma ottagonale.

BOSCO 3Il soffitto è ben decorato con i tipici gigli dei Farnese e con le rose degli Orsini, a memoria dell’unione di Vicino con la moglie Giulia. L’erezione del tempietto fu infatti una dedica di Vicino all’amatissima moglie Giulia Farnese, e fu probabilmente il suo Mausoleo. Alla fine del sentiero si trova poi la grande testa di un mostro marino, sovrastata da con un globo decorato con i simboli araldici degli Orsini, che è a sua volta dominato da un castello, probabilmente quello di Bomarzo. Secondo alcuni, il Giardino delle meraviglie potrebbe essere stato ispirato da un testo molto in voga al tempo del principe Orsini, l’enigmatico Hypnerotomachia Polyphilii di Francesco Colonna, conosciuto anche come Sogno di Polifilo, una narrazione – in chiave allegorico/ermetica- di un sogno lunghissimo, durante il quale Polifilo deve lenire le proprie pene d’amore per Polia, la sua defunta amata, intraprendendo così un viaggio iniziatico nel tentativo di sfidare la morte e ricongiungersi con lei. Una splendida giornata estiva, mitigata da una leggera brezza, è l’ideale n per osservare ogni angolo di questo decantato Giardino, perdendosi nella sua magica bellezza.