La situazione dei ghiacci artici: il precoce scioglimento del manto nevoso fra Siberia e Canada favorisce la fusione dei ghiacci?

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Figure4a-350x418Grazie al congeniale pattern atmosferico, dominato da un vortice polare troposferico sempre in grande forma, i ghiacci marini dell’Artico quest’anno non hanno registrato le gravi perdite occorse durante gli anni passati. Ma in alcune aree del mar Glaciale Artico la fusione del ghiaccio ha subito una notevole accelerazione, tanto da favorire l’apertura di ampi spazi di acque completamente libere dal ghiaccio. Nel mese di Maggio l’estensione del ghiaccio marino dell’Artico si è mantenuta attorno una media di 12,78 milioni di chilometri quadrati (4.930 mila miglia quadrate). Si tratta di 610.000 chilometri quadrati (235.500 miglia quadrate) al di sotto del 1981-2010 la media per il mese. Si tratta del terzo valore più basso di sempre registrato nel mese di Maggio. L’estensione del ghiaccio marino Artico è sceso a un tasso di -44.300 chilometri quadrati (-17.100 miglia quadrate) al giorno, vicino al tasso medio di -45.700 chilometri quadrati (-17.700 miglia quadrate) al giorno.

Ghiaccio-artico-Photo-courtesy-sifconference_com_L’andamento mensile per Maggio è ora di -2,3% per decennio rispetto alla media, del periodo 1981-2010. Le perdite maggiori si sono riscontrate proprio fra il mare di Barents, rimasto in gran parte libero dal ghiaccio, e sul mar di Bering, dove nel corso dell’ultima settimana di Maggio si è verificata una notevole fusione dei ghiacci, indotta da una serie di avvezioni d’aria calda, in risalita dal bordo occidentale dell’anticiclone delle Aleutine. Addirittura sul mare di Barents, una piccola area a sud della Terra di Francesco Giuseppe è rimasta completamente libera dal ghiaccio, con la formazione di una grande area di acque libere che permette la piena navigazione (senza aver bisogno dell’ausilio delle rompighiaccio) fino alle isole dell’Arcipelago Artico russo. Ma perdite significative si sono osservate anche lungo la costa della Siberia, nel nord della baia di Baffin, e lungo la costa della baia di Hudson, dove lo scioglimento di parte dello strato di ghiaccio originatosi durante il lungo periodo invernale ha favorito l’apertura di diversi canali di acque libere, e perfettamente navigabili.

rompehielos-en-el-artico320x240Tuttavia, i dati satellitari hanno rilevato spesse concentrazioni di ghiaccio sopra una vasta area del mar Glaciale Artico. Questo contrasta con le tristi annate del 2006, 2007 e 2012, quando invece si osservavano ampie aree di bassa concentrazione del ghiaccio (ghiacci giovani e poco spessi). Dal punto di vista barico, lungo il mar Glaciale Artico, nelle ultime settimane ha dominato un vortice polare troposferico piuttosto compatto, che ha mantenuto attiva una vivace attività ciclonica sopra il mar Glaciale Artico, con lo sviluppo di profonde depressioni extratropicali, riempite con aria molto gelida a tutte le quote che mantengono le temperature su valori largamente sotto la soglia dei +0°C su buona parte del Polo Nord. Questo ha favorito l’emergere di anomalie termiche negative, soprattutto sulla Groenlandia, dove si sono registrati scarti di -3°C -4°C rispetto alle medie. Al contrario, temperature largamente superiori alle medie del periodo hanno prevalso sul nord della baia di Hudson e sul settore meridionale dell’Alaska, cosi come tra il mare di Kara e il mare di Laptev. In particolare il mare di Kara e il mare di Laptev sono stati interessati da frequenti avvezioni calde richiamate direttamente dall’Eurasia, a seguito del posizionamento, attorno la costa dell’Artico russo, di una serie di circolazione depressionarie piuttosto profonde, legate al “lobo” siberiano del vortice polare.

ArticoQuesti apporti di aria calda, d’origine continentale, dai quadranti meridionali, hanno contribuito anche alla rapida fusione del manto nevoso accumulato fra la taiga e le coste siberiane. Ormai, anno dopo anno, sempre più spesso capita di assistere a precoci fusioni del manto nevoso lungo l’emisfero boreale. Ad esempio, nel Maggio 2014, il manto nevoso si è rapidamente sciolto nelle province centrali canadesi, in nord America, e dell’Asia centrale, fra Kazakistan e Cina nord-occidentale, dove nel mese di Febbraio l’estensione del manto nevoso aveva persino superato la media. Ancor più disastrosa è stata la situazione in Europa, dove l’innevamento invernale è rimasto costantemente sotto media per gran parte dell’anno. Una situazione analoga si è riscontrata anche nel sud-ovest degli Stati Uniti, dove la neve ha latitato persino nelle montagne della California. Le scarsissime nevicate registrate sui rilievi della Sierra Nevada sono all’origine della grave fase siccitosa che è esplosa in California.

Polo nordQuesta tendenza al precoce quanto repentino scioglimento del manto nevoso lungo l’emisfero boreale, durante il periodo primaverile, purtroppo tende ad agevolare una più veloce fusione dei ghiacci marini artici durante la stagione estiva. Difatti, l’assenza di neve al suolo, fra l’Eurasia e i territori del Canada settentrionale, produce un maggior riscaldamento dello strato d’aria sovrastante nel corso della tarda primavera, favorendo cosi l’accumulo di masse d’aria sempre più calde del normale sopra le terre emerse. Queste masse d’aria più calde, che in primavera si accumulano sopra le vaste distese continentali della Siberia, Lapponia e del Canada, tendono ad affluire in direzione della regione artica, producendo su questa bruschi riscaldamenti che agevolano una notevole accelerazione della fusione dei ghiacci nelle aree interessate dalla traiettoria delle avvezioni calde.